«Basta monarchia», la Spagna scende in piazzaLa festa della seconda Repubblica diventa l'ultimo smacco per la casa reale

È vero che ieri, il 14 aprile, era il giorno dei repubblicani di Spagna, quello in cui si celebra l'anniversario della Seconda repubblica che fu proclamata nel 193, poi seguita dalla guerra civile e dalla dittatura franchista. Però ieri per le strade di Madrid lo slogan «Borboni a lavorare» aveva tutto un altro suono, non solo per la grave crisi dell'economia del Paese, ma anche perché a gridarlo erano migliaia di persone, molte di più di quante, di solito, affollassero tradizionalmente l'appuntamento.
Insomma, un'altra brutta giornata per la Casa reale di Spagna, fra inni alla Terza repubblica e alla fine della monarchia, bandiere oro, rosso e viola e soprattutto quelle grida, «Abbasso la monarchia», «La Spagna domani sarà repubblicana» e poi «Borboni, a lavorare!» che tanto ricordano le proteste storiche, le rivoluzioni che ormai sono realtà del passato e sono già finite nei libri di storia.
Il fatto è che l'immagine pubblica di Juan Carlos e della sua famiglia è sempre più compromessa, sempre più fragile: uno scandalo dopo l'altro, fino al coinvolgimento dell'Infanta; la credibilità del casato ai minimi storici; il prestigio dell'istituzione a picco, sia nel Paese, sia a livello internazionale. Il risultato è che in piazza e per le strade della capitale, per il 14 aprile non si era mai vista tanta gente. Gli sforzi della Casa reale non sono bastati, come quelli per puntare sulla modernizzazione e sulla trasparenza: è stato aperto per esempio un sito web, per consentire ai cittadini di entrare in contatto con i regnanti. Il re stesso si è ridotto lo stipendio di oltre il 7 per cento, in periodo di grave crisi economica. Ma forse troppo lunga e continua è stata la serie di scandali, che hanno travolto vari membri della famiglia reale, a partire dal re. Il quale un anno fa inaugurò la carrellata di gaffe, facendosi fotografare in Botswana dopo aver ucciso un elefante durante una battuta di caccia (lui, che era presidente onorario del Wwf), alla quale aveva partecipato con l'«amica» principessa tedesca Corinna zu Sayn Wittgenstein. Le scuse pubbliche non sono bastate, oltretutto alla vigilia delle nozze d'oro con la Regina Sofia.


Poi i guai giudiziari del genero Inaki Urdangarin (per lo scandalo della sua fondazione, con cui avrebbe sottratto milioni di euro dalle amministrazioni regionali di Baleari e Valencia), con le indagini che ora hanno coinvolto perfino la moglie, l'infanta Cristina, primo membro della Corona a essere indagata.

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