L’attentato che ha insanguinato il Christopher Street Day di Berlino, compiuto per mano di Abdul Ballout, ha riaperto una ferita mai del tutto rimarginata nel Paese, riportando al centro del dibattito politico nazionale l’urgenza di contrastare la penetrazione dell’estremismo religioso tra le giovani generazioni. La Germania è uno dei Paesi europei che ha subito il maggior numero di attentati islamici negli ultimi 15 anni ma sembra che non abbia ancora idea di come difendersi.
Di fronte a una minaccia ormai sistematica, il sindaco reggente della capitale, il cristiano-democratico Kai Wegner, ha tentato di correre ai ripari proponendo di portare l’insegnamento della religione islamica direttamente tra i banchi delle scuole statali. L’obiettivo dichiarato è quello di sottrarre i giovani musulmani dagli ambienti radicali: “Ci sono sempre giovani che vengono radicalizzati attraverso contatti religiosi radicali nelle cosiddette moschee di cortile”. Per il primo cittadino berlinese, l’unico modo per arginare il fenomeno è portare l’islam nelle scuole, in modo tale cge venga “così sottoposto al controllo statale”. Ma questo non può essere un percorso attuabile nel cuore dell’Europa: la Germania sta progressivamente trasformando l’Islam in una religione di Stato. Prima è stata l’istituzione di una facoltà islamica a tutti gli effetti, poi ci sono stati i corsi supportati dal ministero e ora la proposta dell’insegnamento nelle scuole, quindi ai bambini e agli adolescenti, soggetti fragili. L’impostazione della Germania è preoccupante per il resto dell’Ue, perché porta l’islam istituzionale, con tutte le polemiche del caso anche da parte dei musulmani, nel cuore del Continente.
Tuttavia, lo stesso Wegner è stato costretto ad ammettere la necessità del pugno di ferro contro le centrali del fondamentalismo, spingendo per “aumentare la pressione e i controlli sulle moschee radicali, con l’obiettivo di vietarle”. Tutto questo mentre dal mondo accademico l’esperto Mahmoud Jaraba dell’Università di Erlangen invoca più fondi e coinvolgimento per le comunità, lamentando che “c’è anche un grande interesse in questo senso, ma hanno troppe poche risorse e spesso manca la fiducia da parte delle autorità”. Secondo Jaraba ha ammesso la situazione rischia di degenerare ulteriormente perché, secondo la comunità scientifica, “in futuro si verificheranno ancora più radicalizzazioni tra i giovani”. A smontare definitivamente le illusioni su una rapida svolta moderata è infine l’islamologo Bülent Uçar dell’Università di Osnabrück, ricordando come l’intolleranza verso certi stili di vita non sia un’eccezione, bensì una posizione ampiamente maggioritaria e radicata in tutte le principali correnti dell’Islam contemporaneo. Una realtà con cui l’Europa, a forza di girarsi dall’altra parte, non può più evitare di fare i conti.
