La farsa degli euroburocrati: tribuna politica senza elezioni

In tv il dibattito tra i candidati a guidare la Commissione europea. Rispondono a domande degli elettori. Che però non possono votarli. Sostieni il reportage Europa ribelle

La farsa degli euroburocrati: tribuna politica senza elezioni

Gli slogan c'erano, le promesse pure. E anche i riflettori, il moderatore moderato e ovviamente le telecamere e i sorrisi di circostanza. Il belga Guy Verhofstadt per qualche momento è anche riuscito a scrollarsi l'eurogrigiore e sfoggiare una certa verve polemica. Insomma c'era tutto quel che serve per un vero confronto tv all'americana, il primo nella storia tra candidati alla presidenza della Commissione europea. Se l'armamentario estetico era completo, mancava però un elemento di sostanza: le elezioni. Ma che senso ha una tribuna elettorale se i politici chiamati a spiegare i propri programmi non si sottopongono al voto? La Commissione europea: non è un vero organo politico, nessuno dei suoi membri viene eletto direttamente, incluso il presidente. La procedura di nomina del successore di Manuel Barroso prevede che sia il Consiglio europeo (espressione dei governi di ciascun Paese membro) a scegliere la rosa dei candidati. Tra questi nomi il Parlamento europeo sceglie il presidente. Il Trattato di Lisbona ha aggiunto alla procedura anche la richiesta alle Cancellerie di tener conto, nella scelta dei nomi, del risultato delle elezioni europee. Ma la formula è talmente vaga da risolversi in una specie di supplica. E su Merkel, e dai Hollande: voi che contate qualcosa, a differenza del Parlamento europeo, mettetevi una mano sulla coscienza, ricordatevi che esistono gli elettori. Una preghiera che già si presume inascoltata, visto che più volte l'assemblea di Strasburgo ha dovuto ribadirla nelle raccomandazioni al Consiglio europeo. Il presidente del Parlamento di Strasburgo, Martina Schulz, ha voluto che i gruppi politici individuassero propri candidati per forzare la mano, ma alla fine decideranno i governi nazionali. E comunque l'indicazione dei candidati è arrivata prima del voto europeo, quindi nemmeno il Parlamento europeo rispetta il Trattato di Lisbona. E se stesso.

La serata televisiva andata in onda lunedì sul network satellitare Euronews è stata presentata come una svolta epocale, un'innovazione americaneggiante che dimostrerebbe una trionfale avanzata della democratizzazione nelle istituzioni europee. La realtà è che col voto che si avvicina, un'Unione incapace di conquistare il cuore degli europei con i fatti, cerca di tramortirli a parole. Il risultato è deprimente. Perché allestire uno studio televisivo con scenografico sfondo blu-Europa, mettere quattro dei cinque candidati in fila sul palco e farli rispondere a domande del pubblico e dei giornalisti come se fossero Obama contro Romney è semplicemente patetico. Perché i quattro candidati rispondevano alle domande dei giovani in sala come se dovessero conquistarne il voto, ma non è vero. La tribuna elettorale, noiosa o pimpante, all'italiana o all'americana, ha senso solo se si conclude in un seggio elettorale. Altrimenti è solo una farsa. Ridurre la democrazia a optional eliminabile del dibattito tv è l'ennesimo inganno di un'Ue che si conferma maldestra quando c'è da maneggiare il consenso dei cittadini. E pensare che la sceneggiata era pensata proprio per tentare di togliere un po' di polvere dall'appeal degli eurobucrati. Euronews ce l'aveva messa tutta per confezionare un momento televisivo all'altezza dell'inedito evento, inclusa una simbolica diretta da Maastricht.

Sul palco c'erano il navigatissimo leader lussemburghese Jean Claude Juncker (per il Ppe), il liberal democratico Guy Verhofstadt, la verde Ska Keller e perfino il socialista Martin Schulz. Proprio lui che accusò Berlusconi di manipolare il consenso con le proprie tv (beccandosi in risposta il celebre epiteto di «kapò»), si è prestato a un teatrino televisivo, utile solo a gettare fumo negli occhi degli elettori europei, estremo tentativo di scongiurare un voto euro scettico di massa. E finendo col dar ragione al loro esponente più noto, l'inglese Nigel Farage, che accusò gli euroburocrati di «avere il carisma di uno straccio bagnato». Non potendoselo inventare il carisma, hanno pensato bene di recitarne una parodia in tv.

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