Giovani, perbene e studiosi Le storie parallele del soldato e del terrorista

Giovani, perbene e studiosi Le storie parallele del soldato e del terrorista

LondraIl buono e il cattivo, la vittima e il carnefice. Come sarebbe tutto più facile se il confine tra il bene e il male fosse netto, una volta tanto. Ma Lee Rigby, il soldato di Manchester ucciso nell'attentato di Londra e l'estremista islamico Michael Adebolajo non hanno avuto, fino a un certo punto, vite così diverse. Avevano soltanto tre anni di differenza, 25 il primo e 28 il secondo, venivano entrambi da famiglie non agiate ma perbene, fino a vent'anni hanno condiviso la fede cristiana. Tutti e due sono stati i classici bravi ragazzi, hanno frequentato con successo la scuola, sono arrivati alle soglie del college. Poi le loro esistenze non hanno avuto più nulla in comune, hanno preso strade diverse per poi incrociarsi di nuovo, uno di fronte all'altro, nella tragedia. Rigby verrà sepolto sotto un campo di fiori, avvolto nella sua amata bandiera, per Adebolajo si sono sono aperte le porte del carcere.
Il destino, ma anche le loro passioni, li hanno condotti alla fine del cammino. Soprattutto perché la passione di Adebolajo a un certo punto è divenuta ossessione, isteria e odio contro un nemico immaginario. Lee Rigby di Manchester aveva una moglie e un figlio di due anni. Era un papà amorevole e per tutta la vita aveva voluto entrare nell'esercito. Rimasto orfano di padre in giovane età, era sempre stato un ragazzino responsabile, si era occupato delle sorelle e nel tempo libero aiutava nella fattoria di famiglia. Chi lo conosceva lo descrive come il ragazzo solare e spumeggiante, dal sorriso aperto della foto che è stata pubblicata dai giornali quando è stata diffusa la sua identità. «Riggers» per gli amici, amava il Manchester United e suonare il tamburo nella banda del reggimento che era come una seconda famiglia. Entrato nell'esercito nel 2006 con i Fucilieri, aveva combattuto a Cipro e in Afghanistan. Era sopravvissuto alle guerre, ma è morto in quella più sporca, l'unica che ti sorprende alle spalle quando meno te l'aspetti. «Non credi che cose come queste succedano qui, nel Regno Unito, ti aspetti che loro siano al sicuro» ha detto ieri la moglie Rebecca, sposata nel 2007, straziata dal dolore. Invece, su questo sì che aveva ragione il suo omicida, al sicuro non si è mai. Perché all'improvviso ti si para davanti un Michael Adebolajo, nigeriano nato e cresciuto qui, in una normale famiglia cristiana. Gentile e intelligente, quando lasciò la scuola nel 2001 era uno studente modello che studiava per entrare all'università. La sua ex fidanzata Justine Ridden lo descrive come un ragazzo a posto. E per ironia della sorte il suo migliore amico a scuola era Kirk Redpath, morto in Irak nel 2007.
Ma dopo i vent'anni qualcosa scatta nella testa di Michael che comincia a frequentare brutte compagnie, i vicini raccontano che entra ed esce dalle gang del quartiere, ruba e forse si droga. Poi si avvicina ai gruppi islamici estremisti, si lascia influenzare dalle prediche dell'imam radicale Omar Bakri Mohammed, bandito dal Regno Unito anni fa. Un vecchio filmato dell'aprile 2007 lo mostra mentre prende parte a una manifestazione contro l'arresto per terrorismo di un altro fanatico. La polizia lo scheda, poi improvvisamente lui fa perdere le sue tracce. Chissà, forse i servizi dovrebbero sapere che quando uno come lui sparisce è perché si è stufato o perché sta meditando qualche colpo grosso. Adebolajo aveva optato per la seconda ipotesi. E in quel momento sulla sua strada passava Lee Rigby. In un'altra vita avrebbero perfino potuto essere amici.

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