Quale futuro per l'Europa?

L'astensionismo, l'ondata euroscettica e la propaganda europeista: sono in gioco il futuro e l'esistenza stessa dell'Ue. Sostieni il reportage Europa ribelle

Quale futuro per l'Europa?

Così com'è l'Unione europea non va. E che sarebbe stata un fallimento lo aveva già capito nel 1990 Margaret Thatcher quando chiedeva a Bruxelles "la restituzione del proprio denaro". Come lo aveva già capito, tempo addietro, Charles de Gaulle che reclamava la supremazia nazionale su quella sovranazionale. Eppure quei gridi d'allarme sono stati messi a tacere da quell'intellighenzia che sbandierava il sogno europeista. Un progetto imposto da una élite che mai tenne conto dei dubbi del popolo. Ebbene, oggi, quel sogno è diventato un incubo. Se da una parte la crisi ha ingrassato l'economia tedesca del 25% (circa 100 miliardi di euro) nel giro di cinque anni, dall'altra ha spaccato l'Ue due, da una parte i Paesi creditori dall'altra quelli debitori. I creditori, che hanno tutta la forza per decidere, anziché aiutare gli Stati periferici in difficoltà, non fanno altro che aggravare la spaccatura accollando un debito sempre più alto.

Che le cose non vadano come dovrebbero è ormai un dato di fatto, placidamente condiviso anche dagli europeisti più sfrontati. Tuttavia, mentre si avvicina il voto del 25 maggio, è sulle risposte alla crisi dell'Union europea e dell'unione monetaria che sta montando un dibattito asprissimo. In tutta Europa il fronte dell'astensionismo avrà sicuramente la meglio sia sui partiti tradizionali sia sulle forze euroscettiche e anti euro. Una buona fetta di europei, che tali non si sentono, non andranno nemmeno alle urne tanto sentono lontano quelle istitituzioni che da Bruxelles e da Strasburgo decidono delle nostre vite. Chi, invece, deciderà di dare il proprio contributo, lo farà sperando in un punto di rottura che porrà la parola fine a un'Unione europea che, in questi cinque anni di crisi, non è stata in grado di rispondere alle esigenze del popolo.

La propaganda europeista

Nel libro Salviamo l'Europa, edito recentemente dalla Hoepli, George Soros mette in chiaro che "la sovranità nazionale è diventata un valore, che solo gli Stati prosperi si possono permettere". Il finanziere americano, che attraverso il Quantum Fund sta pesantemente investendo nell'Italia sconquassata dalla recessione, sa fin troppo bene che gli stati europei, che "siedono ancora sulla loro montagna di debiti, non hanno nessuna possibilità per il futuro di diventare competitivi" come il Nord America o la Cina. A meno che non facciano uno scatto in avanti. Perché, a suo dire, "conservare l'Unione europea" vale più che preservare l'integrità nazionale. Nel libro-intervista con gregor Peter Schmitz, corrispondente a Bruxelles dello Spiegel, Soros mette a nudo il peccato originale della Ue, nata solo per interessi economici e senza alcuna coesione sociale, e ammette "il difetto di disegno nell'introduzione dell'euro" dove i Paesi in difficoltà "devono prendere a prestito denaro in una moneta che non controllano". Ma bolla le tendenze antieuropee come "nazionaliste, xenofobe e antisemite" e risponde a questa crisi di valori con uno slogan paradossale: più Europa contro lo scetticismo dilagante. Pur ammettendo tutti i danni fatti dalla politica di austerity imposta dalla cancelliera Angela Merkel, Soros - come tutti gli europeisti incalliti - chiedono più apparato per far fronte a questa istituzione che si sgretola giorno dopo giorno.

Euroscettici, eurocritici e anti euro

Il Front National di Marine Le Pen che ha conquistato undici città in Francia, il Pvv di Gert Wilders possibile primo partito in Olanda, l'Fpo che fu di Haider in lotta per il primato in Austria sono solo alcuni dei segnali di come potrebbe cambiare la conformazione dell'Europarlamento all'indomani del voto. I messaggi in comune della cordata sono chiari: abolizione dell'euro, stop all'immigrazione di massa e revisione dei trattati economici. La Le Pen ha già sottoscritto un'intesa con la Lega Nord di Matteo Salvini. Alleanza che per ora include anche i separatisti fiamminghi del Vlaams Belang ed i Democratici svedesi e che potrebbe allargarsi anche allo Uk Indipendence Party. Dopo che Nigel Farage aveva detto chiaramente che non avrebbe avuto nulla a che fare con il Front National per le spinte antisemite che cova al proprio interno, la Le Pen ha annunciato alla Bbc che accoglierebbe "a braccia aperte" lo Ukip perché condividono le stesse battaglie. Per formare un gruppo all'Europarlamento è necessario avere almeno 25 deputati di almeno sette diversi paesi. Per ora gli alleati noti vengono da sei paesi. Secondo Lorenzo Fontana, capogruppo del Carroccio a Strasburgo, arriveranno esponenti di una decina di Paesi, ma è proprio l'estensione geografica della nuova rete ciò che Le Pen e Salvini dovranno chiarire. Nel nuovo parlamento europeo entreranno anche deputati neonazisti: due greci di Alba Dorata, un tedesco dello Npd. E gli antisemiti ungheresi di Jobbik potrebbero aggiungere un seggio ai tre già conquistati alle europee del 2009. La Le Pen, che punta alla rispettabilità e rifiuta l'etichetta neofascista, finora ha sempre categoricamente escluso di imbarcarli.

Il nuovo volto dell'Europarlamento

Anche grazie al Movimento 5 Stelle, che dovrebbe mandare una ventina dei suoi a Strasburgo, sarà senza precedenti l'ondata euroscettica che si abbatterà su Strasburgo. L'area di destra raccoglierebbe complessivamente 133 seggi sul totale di 751. Aggiungendo Tsipras e la Sinistra Unitaria si arriva a 184. E a 225 mettendoci anche i conservatori. Con i popolari e i socialisti testa a testa per la maggioranza relativa (divisi da sei seggi, 214 a 208), con i liberal-democratici a quota 60 e i Verdi a 44, l'effetto dello tsunami euroscettico rischia di essere paradossale: solo una Große Koalition tra Ppe e S&D può arrivare alla maggioranza assoluta necessaria, ad esempio, per l'elezione del successore di Barroso. Nemmeno la Große Koalition, tuttavia, salverebbe "questa Europa" da un'autocritica senza precedenti. Anche Silvio Berlusconi ha messo in chiaro che così com'è l'Ue non funziona, va cambiata, va adattata alle esigenze dei singoli Stati. Ma, se gli europeisti alla Soros, invitano a "scommettere sull'euro per creare il futuro", il leader di Forza Italia è disposto a rimanere nell'unione monetaria "solo a certe condizioni". Anche per questo il voto di fine maggio rischia di essere uno spartiacque: la moneta unica sopravviverà all'urto degli anti euro? l'Unione europea evolverà in un'istituzione più vicina ai popoli? la Germania allenterà sulle scellerate politiche di austerità? e, soprattutto, la Bce inizierà a fare la propria parte in una crisi innescata proprio dalle banche?

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