Raid in Siria, Obama perde un alibi

Israele ha colpito Damasco e la temuta reazione non c'è stata. Ora per gli Usa è più difficile restare alla finestra

Raid in Siria, Obama perde un alibi

Tel Aviv - I recenti raid di Israele attorno a Damasco potrebbero accelerare i tempi di una decisione alla Casa Bianca su un intervento in Siria. O almeno questo è quello che pensano alcuni politici americani. Tra questi c'è l'ex candidato presidenziale e senatore repubblicano John McCain che, intervistato da Fox News, ha spiegato come le recenti azioni israeliane «metteranno probabilmente più pressioni all'Amministrazione americana per agire». I timori di una reazione siriana al raid non si sono concretizzati e la calma lungo la frontiera settentrionale di Israele è stata rotta ieri soltanto da due colpi di mortaio sparati dalla Siria e finiti in un campo.

Israele - che non ha confermato l'attacco di domenica - avrebbe colpito depositi di armi e munizioni ma anche, ha rivelato il New York Times, battaglioni della Guardia Repubblicana. Per fonti mediche siriane i soldati morti sarebbero cento, 42 per fonti dell'opposizione. La zona bombardata è una delle più militarizzate di Damasco. L'apparente facilità con cui Israele ha raggiunto questi siti ha innescato a Washington un dibattito sulla possibilità che l'America possa portare a termine un intervento simile.
Dopo le indicazioni di intelligence internazionali su un possibile uso di armi chimiche in Siria da parte del regime, funzionari americani hanno recentemente rivelato che l'Amministrazione si starebbe avvicinando a una decisione: non contempla il coinvolgimento di truppe di terra, ma soppesa l'intervento dell'aviazione o, come ha spiegato giovedì il segretario alla Difesa Chuck Hagel, forniture di armi ai ribelli. Difficile pensare però che in Consiglio di sicurezza Cina e Russia - dove è oggi il segretario di Stato John Kerry - voterebbero per un'azione militare internazionale.

Per la stampa americana una delle ragioni dello scetticismo di Washington nei confronti di una No-fly zone - come quella imposta sulla Libia nel 2011 - sarebbe la difesa contraerea siriana. Il capo degli Stati maggiori americani, il generale Martin Dempsey, avrebbe più volte ricordato negli incontri alla Casa Bianca la pericolosità del sistema anti-aereo del regime. Secondo gli esperti la difesa anti-aerea siriana è una delle più sofisticate della regione. Le componenti sono di fabbricazione russa e l'installazione sarebbe stata supervisionata dai tecnici di Mosca. Dopo tre anni di guerra civile, ha spiegato all'AP Pieter Wezeman dell'International Peace Research Institute di Stoccolma, il sistema più volte attaccato dai ribelli avrà certo «buchi», ma resta efficace. Nonostante ciò, ha detto il senatore McCain, «gli israeliani sembrano capaci di penetrarlo abbastanza facilmente», un dettaglio che per il repubblicano indebolisce le argomentazioni di chi è contrario a un intervento aereo. I jet americani, ha detto, potrebbero colpire il sistema, le batterie di Patriot dispiegate in Turchia - dove in queste ore sul confine con la Siria l'esercito turco tiene manovre militari - proteggerebbero la No-fly zone. Gli attacchi israeliani, hanno scritto i media internazionali, sarebbero stati condotti dai cieli del Libano senza entrare nello spazio aereo siriano, proprio per evitare la contraerea di Damasco. I piloti avrebbero sparato missili aria-terra capaci di colpire obbiettivi a 60 chilometri di distanza.

Se le pressioni su un dubbioso Obama per un intervento in Siria erano intense prima dei raid, da domenica sono più insistenti. Sugli schermi di Nbc il membro del Congresso repubblicano Tom Cotton ha detto che «gli attacchi israeliani indicano che il sistema di difesa russo non è così robusto. Possiamo fermare Assad». Davanti alle stesse telecamere, il senatore democratico Patrick Leahy ha ammesso che l'azione israeliana ha mostrato la debolezza del sistema di difesa siriano.

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