Onu denuncia: uccisioni di massa e bambini-soldato in Sud Sudan

Più di 400mila gli sfollati, almeno mille vittime. Città distrutte e abbandonate

Sfollati del Sud Sudan a Joda, al confine con il Sudan
Sfollati del Sud Sudan a Joda, al confine con il Sudan

Ci vorranno circa due settimane prima che l'Onu pubblichi un primo rapporto dettagliato su quanto sta succedendo in Sud Sudan. A dirlo Ivan Simonovic, inviato delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo, che ha specificato come sul campo ci siano 92 inquirenti, al lavoro per restituire un'immagine chiara del contesto in cui continuano gli scontri tra ribelli e forze governative.

Il Paese, giunto all'indipendenza soltanto nel 2011, è dal 15 dicembre dilaniato da violenze che sono emerse da uno scontro politico, ma che hanno assunto anche uno spiccato profilo etnico. Alle forze governative, guidate dal presidente Salva Kiir si oppongono i ribelli alla cui guida si trova l'ex vice presidente, Riek Machar. Il primo appartiene all'etnia dinka, il secondo ai nuer.

Gli scontri continuano da oltre un mese e hanno colpito una larga parte del Sud Sudan, costringendo centinaia di migliaia di persone a lasciare la propria casa. Le vittime oscillano tra le mille del bilancio meno tragico e le 10mila denunciate dall'International Crisis Group. Il numero degli sfollati ha invece toccato le 500mila unità, tra i cittadini in movimento all'interno del Paese e quelli che hanno preferito lasciarlo (circa 84mila persone).

L'inviato dell'Onu in Sud Sudan ha denunciato oggi alla stampa una situazione in cui si sommano violenze e atrocità di ogni tipo, perpetrate da entrambi gli schieramenti. Simonovic ha parlato anche del reclutamento di bambini-soldato nelle zone in cui si combatte.

Gli scontri hanno assunto una violenza particolare negli Stati dello Unity, dello Jonglei e del Nilo Superiore. Qui si trovano, non a caso, giacimenti petroliferi e oleodotti, essenziali per l'economia nazionale.

La capitale dello Unity, Bentiu e quella dello Jonglei, Bor sono state descritte dall'inviato delle Nazioni Unite come "città fantasma", distrutte dai combattimenti e abbandonate dagli abitanti, vessati dagli uomini che di volta in volta ne hanno preso il controllo, non di rado commettendo violazioni dei diritti umani.

Di ieri la notizia che ribelli e governo avrebbero trovato un accordo per la pace durante i colloqui che si tengono da giorni nella capitale dell'Etiopia, Addis Abeba. L'intesa dovrebbe essere firmata a breve.

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