Tagli alla politica, l'Irlanda abolisce il Senato

Svolta storica Come in Svezia e Danimarca. Approvato il referendum dopo il voto "suicida" della Camera Alta

Tagli alla politica, l'Irlanda abolisce il Senato

Tagliare le spese della politica, se davvero si vuole, è possibile. Lo ha dimostrato ieri l'Irlanda, dove si è tenuto un referendum popolare per confermare l'autodissolvimento deciso dal Senato con la franca motivazione di «inutilità e spesa eccessiva». Un evento raro e significativo, poiché sono stati appunto gli stessi 60 membri del Seanad Eireann, la Camera Alta di Dublino, ha votare per «mandarsi a casa». I seggi sono rimasti aperti fino alle 22, ma i sondaggi non lasciano adito a dubbi: oltre il 60 per cento dei circa tre milioni e centomila elettori irlandesi è favorevole alla cancellazione del Senato.

Con la scomparsa della Camera Alta si calcola un risparmio di circa 20 milioni di euro l'anno. Soldi che tra l'altro sembravano davvero mal spesi, se si considera che l'unico potere del Seanad - esercitato due volte in tutto nell'arco di 75 anni - è quello di rinviare una legge alla Camera Bassa per un periodo massimo di tre mesi affinché venga riesaminata, senza alcun potere di bocciarla. Il Senato irlandese, inoltre, non è un'istituzione elettiva: i suoi membri sono infatti nominati da senatori uscenti, deputati e rappresentanti locali, oltre che dal premier e dalle università. Una specie di Camera dei saggi, insomma, chiamata a esercitare un dubbio «controllo democratico» sul lavoro della Camera dei deputati eletti dai cittadini a suffragio universale. E che secondo i suoi critici - nonostante sia stata nobilitata dalla presenza di personaggi illustri della cultura come il poeta William Butler Yeats - ha anche, se non soprattutto, il poco nobile scopo di garantire uno stipendio a politici trombati e a notabili vari.

Venti milioni di euro non sono una cifra sconvolgente, ma secondo il leader del governo di coalizione, il centrista Enda Kenny, potranno essere meglio spesi. Soprattutto, a suo avviso, l'Irlanda potrà dimostrare che la strada già imboccata dalla Danimarca e dalla Svezia - che sono passate al monocameralismo - è la più saggia: secondo Kenny «una singola Camera parlamentare non solo costa meno, ma lavora in maniera molto più efficiente e trasparente». Opinione non condivisa dall'opposizione, che teme un eccessivo rafforzamento dei poteri del governo.

Kenny ritiene che la cancellazione del Senato serva come gesto dimostrativo della serietà di una politica di austerità che, con l'aiuto finanziario dell'Unione Europea, sta faticosamente conducendo la ex «tigre celtica», che per anni grazie a una politica di incentivi fiscali per gli investitori stranieri aveva goduto di tassi di crescita invidiabili fino a far diventare terra d'immigrazione un Paese poverissimo che per secoli ha disseminato emigranti soprattutto oltreoceano, fuori dalle secche della recessione. L'Irlanda è infatti stato il primo dei cosiddetti Paesi «Pigs» (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) a far registrare un segno positivo (+ 0,4%) nella statistica del prodotto interno lordo nel secondo trimestre di quest'anno, dopo oltre un anno di passi indietro.

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