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Territori in rivolta dopo la morte di un palestinese detenuto in Israele

HebronUna mezza dozzina di uomini armati, il volto coperto da passamontagna neri, hanno sparato colpi di arma da fuoco nell'aria durante i funerali di Arafat Jaradat, detenuto palestinese morto in una prigione israeliana. Alcune migliaia di persone hanno partecipato ieri ai suoi funerali nel villggio di Sa'ir, a pochi chilometri dalla cittadina di Hebron, in Cisgiordania. Centinaia di abitanti si sono ritrovati attorno alla stazione di benzina dove il trentenne lavorava per seguire la bara avvolta nella bandiera palestinese fino alla vicina moschea. Il villaggio di Sa'ir è stato circondato da decine di soldati israeliani. La tensione in Cisgiordania è infatti alta da sabato, il giorno della morte di Jaradat. Il detenuto è deceduto nel carcere israeliano di Megiddo, dopo una settimana in cella. La leadership palestinese accusa Israele di aver torturato il prigioniero causandone la morte; Israele risponde che dall'autopsia portata a termine non ci sarebbero segni di violenza sul corpo.
Già da giorni prima della morte del detenuto, decine di palestinesi protestano in favore della liberazione dei loro prigionieri dalle carceri israeliane - oltre 4.500 - un tema particolarmente sentito nella società palestinese dove la detenzione di amici o parenti tocca molte famiglie. Anche ieri, dopo il funerale, decine di ragazzi del villaggio di Sa'ir hanno lanciato pietre contro i soldati israeliani che, in assetto anti sommossa, sparavano lacrimogeni. La scena ricordava nelle immagini, non nei numeri, i giorni della prima Intifada, dal 1987 al 1993. Ed è la memoria di quei giorni che spaventa in queste ore sia le autorità palestinesi sia quelle israeliane. Il raìs palestinese Abu Mazen accusa Israele di voler creare il caos; Israele accusa l'Anp di volere la sollevazione popolare: «Non vogliamo una Terza Intifada, Israele sta soffiando sul fuoco», ha detto Nabil Shaat, della leadership palestinese.
«Temo che ci saranno altre violenze se non si risolve la situazione dei prigionieri e se non si torna a negoziati», spiega Sharif Al Halayqa, un medico del villaggio. Da mesi, la situazione nei Territori è diventata più instabile a causa della frustrazione per lo stallo dei colloqui di pace, per il mancato congelamento della costruzione di insediamenti israeliani e per la perpetua divisione della leadership palestinese. Il ministro israeliano Avi Dichter ha detto preoccupato che se gli scontri causassero vittime nei Territori il rischio di un sollevamento palestinese diventerebbe reale.

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