La guerra in Iran è molto più vicina all'Italia e all'Europa di quanto si possa immaginare. Le conseguenze dell'attacco di Israele e degli Stati Uniti alla Repubblica Islamica dell'Iran sono profonde non solo nell'immediato ma soprattutto a medio-lungo termine. Anzitutto occorre pensare al rimpatrio delle centinaia di migliaia di europei che si trovano nell'area interessata dal conflitto per motivi personali o di lavoro e, se la guerra dovesse continuare a lungo, potrebbero rientrare in patria anche tante persone che avevano deciso di trasferirsi in Medioriente, in particolare negli Emirati Arabi.
C'è poi l'aspetto militare: gli stati europei hanno una cospicua presenza nell'area con contingenti militari e con la missione Aspides di sicurezza marittima dell'Ue nel mar Rosso ideata in risposta agli attacchi degli Houthi. C'è quindi il rischio di attacchi iraniani che colpiscano i militari delle nazioni europee, inclusi gli italiani. Gli Stati Uniti e gli emirati potrebbero poi insistere nella richiesta di un nuovo coinvolgimento militare delle nazioni europee nell'area, un'evenienza su cui si è espressa Teheran senza giri di parole. Il ministero degli Esteri iraniano ha infatti messo in guardia i paesi europei esortandoli a non prendere in alcun modo parte al conflitto e considerando una loro partecipazione al pari di «un atto di guerra». Eppure Cipro, nazione che fa parte dell'Unione europea, è stata colpita proprio da droni iraniani.
A preoccupare le nazioni europee anche il pericolo terrorismo. La repubblica islamica dell'Iran è infatti il principale supporter di gruppi terroristici islamici (tra cui Hamas, Houthi ed Hezbollah) e potrebbe attivare cellule dormienti in Europa come ritorsione per la guerra. C'è poi il capitolo migratorio e, come insegna il caso della Libia nel 2011 e della Siria nel 2015, ogni conflitto porta con sé l'aumento dei flussi migratori a causa della destabilizzazione dell'area con milioni di migranti che potrebbero riversarsi sui confini europei.
Altrettanto allarmanti sono le conseguenze economiche a cominciare dal prezzo di gas e petrolio che in pochi giorni ha subito un'impennata con un aumento del gas del 90% da venerdì e del petrolio del 7%. In parole povere ciò significa maggiori costi per le bollette di famiglie e imprese e del carburante. L'impatto economico non si limita a gas e petrolio ma interessa ogni settore poiché dallo stretto di Hormuz circola una percentuale importante di merci che arriva in Europa e, una sua chiusura prolungata, avrebbe un impatto considerevole sul costo dei prodotti e sull'inflazione. Allo stesso modo l'incertezza della situazione ha un impatto sulle borse europee che hanno chiuso in rosso, in particolare per i settori sensibili come energia, chimica, trasporti ed edilizia. Infine, la guerra può avere un impatto sul costo dei mutui poiché, se la BCE dovesse alzare i tassi, ciò significherebbe un aumento del costo del credito con ripercussioni sui mutui a tasso variabile e sulle rate di nuovi finanziamenti.
Tutte motivazioni che ci
portano a guardare non solo con attenzione ma con apprensione quanto sta accadendo in Iran perché gli effetti avranno un impatto non solo negli equilibri del Medioriente ma anche sulle vite degli italiani e degli europei.