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Il patto tra Meloni e Merz: "L’Ue sia sovrana e salda"

A Roma il summit, per la prima volta senza partecipazione francese. Le linee su difesa ed economia: "Protagonisti del nostro destino"

Il patto tra Meloni e Merz: "L’Ue sia sovrana e salda"
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Le bandiere, l’erba verdissima di Villa Pamphilji, i granatieri di Sardegna con i loro colbacchi lunghi di pelo d’orso, gli stucchi seicenteschi del Casino del Bel Respiro. La cornice, certo, fa il suo effetto, ma il vero evento sta nella sostanza politica, la nascita del patto tra Roma e Berlino, il possibile nuovo motore Ue.

«Questa congiuntura - dice Giorgia Meloni - impone all’Europa di scegliere se intenda essere protagonista del proprio destino o subirlo. Servono lucidità, responsabilità e coraggio per trasformare le crisi in opportunità. Occorre un cambio di passo. Subito». E Friedrich Merz, che parla di Goethe e della storica attrazione fatale per il Belpaese. «Non siamo mai stati così vicini, c’è fortissima convergenza sulle cose da fare. L’Europa deve essere sovrana e salda, semplificando la burocrazia, concentrandosi sulle questioni essenziali, dalla difesa alla competitività al sostegno a Kiev».

Un paso doble. Parigi per la prima volta fuori. «Noi non vogliamo escludere nessuno, ma creare consenso sulle nostre proposte» assicura la premier. Intanto la geografia continentale cambia anche plasticamente, come si vede con l’arrivo alle 11,30 a Villa Pamphilji del cancelliere federale accompagnato da dieci ministri. Si stringono mani, si firmano protocolli, si sigla il «piano di cooperazione strategica rafforzata», si registra identità di vedute sull’immigrazione, si battezza insomma il nuovo asse che ambisce a dare la linea. Merz ha organizzato per il 12 febbraio un vertice per proporre le «nuove idee» di Roma e Berlino, che poi tanto nuove non sono perché, spiega, partono dalle relazioni di Enrico Letta e Mario Draghi, che parlano di investimenti, mercato, talenti, libera circolazione, diritto fiscale. «Rilanciare la produttività è una priorità assoluta per noi Stati fondatori della Ue - dice ancora Giorgia - Una visione ideologica della transizione green ha messo in ginocchio le imprese senza nemmeno incidere sulla tutela dell’ambiente». Ci sono ancora «margini per correggere gli errori e scongiurare il declino», però «occorre coraggio». «Le nostre industrie devono tornare ad essere efficienti, soprattutto quelle della difesa» aggiunge Merz.

La difesa, appunto, ecco uno dei punti chiave. «Dobbiamo fare di più semplificando i nostri sistemi e integrandoli» parole del cancelliere. Cancellare i doppioni, migliorare, risparmiare pure dei soldi. Il tutto, attenzione, sempre nell’ambito atlantico. «Vogliamo rafforzare il pilastro europeo della Nato» sintetizza la Meloni. E annuncia una novità, l’Italia ha deciso di aderire «all’accordo multilaterale esistente tra Francia, Germania, Regno Unito e Spagna sull’esportazione di armamenti». Quanto a Trump, «siamo d’accordo sulla strada del dialogo». Sarà pure un tipo irrituale e «troppo assertivo», però sulla tutela dell’Artico con delle basi Usa in Groenlandia ha ragione, «la questione strategica è essenziale e va risolta in ambito Nato». Nel vertice di Bruxelles italiani e tedeschi si sono trovati d’accordo sull’atteggiamento da tenere con gli Stati Uniti, una linea aperta e pragmatica, a differenza dei duri Macron e Sanchez.
Quanti ai super dazi, la premier li ha già definiti «un errore» e Merz giura che «ci difenderemo, nella ultima settimana abbiamo dimostrato che siamo in grado di farlo in fretta». Tuttavia le minacce «vengono dall’esterno della Nato, non dall’interno». E Giorgia: «La cooperazione Berlino-Roma non è anti Usa, il legame resta saldo, siamo tra quelli che intrattengono più relazioni con Washington». Ma di Donald ci si può fidare? Dichiarazioni contraddittorie, strani messaggi social, la lettera ai norvegesi, le voci sulla sua salute. Meloni taglia corto.
«Non è un modo serio di affrontare la politica internazionale, si diceva lo stesso di Biden. È stato eletto e bisogna fare i conti con la democrazia». Vale pure per Italia e Germania, «due grandi nazioni protagoniste delle dinamiche, le principali potenze manifatturiere della Ue» che adesso «hanno una visione comune su alcuni dossier strategici e perseguono lo stesso obbiettivo di fondo». E cioè costruire «un’Europa competitiva sulla scena mondiale, capace di affermare la propria autonomia con concretezza e buon senso».
iorgia Meloni e Friedrich Merz sono pronti a riscrivere l’asse europeo della competitività. I due Paesi insieme rappresentano oltre il 30% del Pil della Ue e il punto di contatto è soprattutto l’interesse condiviso per una politica che da Bruxelles non sacrifichi le imprese. «Con il cancelliere Merz siamo d’accordo che è necessario un deciso cambio di passo in Europa sulla competitività, perché una certa visione ideologica della transizione green ha messo in ginocchio le nostre imprese senza incidere nella tutela dell’ambiente. Serve coraggio».
I due leader sono allineati anche sul Mercosur.
Sull’attivazione provvisoria dell’accordo da parte della Commissione Ue non è stata ancora presa una decisione ma un gruppo di capitali, trainato dall’asse Roma-Berlino, spinge per dare il via senza aspettare i tempi del ricorso alla Corte voluto dall’Eurocamera. «L’Italia considera l’accordo equilibrato ed è in grado di consentire al Mercosur di dispiegare tutti gli aspetti positivi», ha scandito la premier rivendicando il ruolo del suo governo nel renderlo accettabile per il comparto agricolo. Al suo fianco, il cancelliere Merz si è detto «rammaricato» dello stop del Parlamento europeo. «La legittimità di questo accordo è fuori di dubbio e ne seguiranno altri, soprattutto con l’India», ha assicura«COLLEGHI» Il ministro delle Imprese Adolfo Urso scambia i trattati col ministro dell’Economia tedesco Katherina Reiche; il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, assieme al suo omologo tedesco, il ministro Alexander Dobrin L’export italiano in Germania nei primi 11 mesi del 2025, in crescita rispetto ai 70 miliardi dell’intero 2024 Il valore in miliardi dell’interscambio commerciale tra i due Paesi sempre negli ultimi undici mesi È la quota del Pil europeo coperta dal «fatturato» complessivo dell’Italia e della Germania to il tedesco.
Gli interessi sono convergenti. La manifattura italiana e quella tedesca co-producono lungo catene del valore integrate: quando rallenta una, l’altra lo avverte; quando una riparte, l’effetto si propaga. È anche per questo che l’uscita della Germania dalla fase recessiva e il rimbalzo della produzione industriale italiana vengono letti come collegati. Basta guardare i numeri: 156 miliardi è il valore dell’interscambio commerciale Italia-Germania nel 2024, 146,3 miliardi il valore dell’interscambio nei primi undici mesi del 2025, 67,5 miliardi quello delle esportazioni italiane verso la Germania, mentre le importazioni italiane dalla Germania ammontano a 78,8 miliardi. Per questo Meloni e Merz puntano a costruire un asse che sposti il baricentro del dibattito comunitario su alcune priorità non rinviabili: la semplificazione della burocrazia europea, il rafforzamento del mercato unico e il rilancio dell'industria automobilistica nel segno della neutralità tecnologica.
Accanto agli incontri politici, il cuore della giornata è stato anche il forum imprenditoriale con centinaia di aziende coinvolte e un’agenda costruita intorno alle filiere produttive.
Sono stati, inoltre, firmati una serie di accordi dagli scambi culturali alle start up, dalle materie critiche alle alghe, dall'istruzione al trasporto combinato. Ed è stato siglato il Protocollo sul Piano d’azione italo-tedesco, che aggiorna quello del 2023, perla cooperazione strategica bilaterale e all’interno della Ue.
I due governi hanno infine sottoscritto una dichiarazione politica non vincolante per rafforzare la cooperazione bilaterale nell’ambito di sicurezza, industria della Difesa, gestione delle crisi, spazio, supporto all’Ucraina, minacce ibride e cybersecurity. Il vertice è servito anche per gli altri incontri bilaterali tra i ministri italiani e gli omologhi tedeschi: si è discusso di Politica Agricola Comune e semplificazione delle norme sulla deforestazione, firmata una dichiarazione d’intenti sul trasporto combinato, e avviati accordi su materie prime critiche e sul rafforzamento della cooperazione in ricerca, sviluppo e innovazione.


Nel frattempo, è calato il sipario sul forum di Davos dove ieri è intervenuta la presidente della Bce, Christine Lagarde: «Noi policymaker siamo arrivati a un punto in cui dobbiamo guardare a un piano B, o a più piani B. Ma pur considerando queste alternative, non sono convinta che si debba parlare di una rottura», ha detto Lagarde.

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