La tanto invocata «neutralità tecnologica» è priva di fondamento. Applicata alle macchine, l’espressione punterebbe (condizionale, vedremo perché) a mettere in discussione il motore elettrico come unica opzione possibile per l’obiettivo ecologico di avere un’auto green.
Tutto nasce dal Fit-for-55, il pacchetto di norme del Green Deal che ha messo fuori mercato l’industria automobilistica europea, lanciandola su un binario morto dove non ci sono clienti. Secondo quanto riportato dall’Europarlamento, la norma prevede che «a partire dal 2035, tutte le nuove auto in arrivo sul mercato devono essere a emissioni zero e non possono emettere CO2. In questo modo si potrà garantire che entro il 2050 il settore dei trasporti possa diventare a emissioni zero». Già questo obiettivo è abbastanza infondato a causa di un errore di lettura della realtà.
«Poiché la vita media di un’auto è di 15 anni - prosegue la testata Tematiche del Parlamento Europeo – dal 2035 dobbiamo iniziare per consentire che entro il 2050 tutte le auto diventino CO2 neutrali dal punto di vista climatico». Ora, 15 anni è l’età media del parco circolante in Europa: il dato ufficiale Acea, l’associazione dei costruttori, indicava 12,3 anni per il 2022. La vita media è altra cosa, più vicina ai 30 anni. Ma non è solo questo, c’è anche il famoso «effetto Cuba», come lo definimmo dieci anni fa proprio da queste colonne: se poni vincoli e paletti alla vendita di auto nuove, molti clienti reagiranno tenendosi quella che hanno o cambiandola con un’altra usata. Esattamente ciò che sta succedendo in questi anni: un boomerang.
Tornando al divieto del 2035, è evidente come non ponga alcun limite di tecnologia ma solo un obiettivo: zero emissioni. Domanda: oltre al motore elettrico, c’è un’altra tecnologia che garantisca tale obiettivo? No.
Non c’è. Se non usi energia elettrica già prodotta altrove devi produrla nell’auto. Se bruci qualcosa, emetti CO2. Se non bruci, la macchina resta ferma.
La «neutralità tecnologica» spesso si accompagna a un’altra Araba Fenice, i carburanti alternativi. Quelli sintetici, e-fuels, non sono disponibili. I bio-fuels, prodotti da scarti alimentare, sono già venduti miscelati a benzina e gasolio o in purezza, l’HVO, ma costano un euro in più rispetto ai circa 80 centesimi del gasolio normale, al netto di accise e tasse. La perdita, oggi assorbita dai raffinatori grazie a quantità esigue, su grandi volumi sarebbe insostenibile.
Pertanto, cari esponenti dell’industria e della politica, o liberate il mercato accettando di bruciare qualche fossile ed emettere CO2 o vi tenete il solo motore elettrico con le relative chiusure di fabbriche.
Da soli, per giunta. Greta, la pasionaria del decennio scorso, è passata.
Ora si fa sul serio e servono persone serie che dicano e facciano cose serie.