"Stop ai migranti economici". La leader socialista olandese scuote la sinistra

"Situazione insostenibile. Serve un blocco temporaneo della migrazione di manodopera". La leader dei socialisti Olandesi canta fuori dal coro rispetto ai partiti della sinistra europea e italiana, diversamente lassisti sul tema

"Stop ai migranti economici". La leader socialista olandese scuote la sinistra
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Stop ai migranti economici, con un giro di vite sugli ingressi accompagnato da controlli e restrizioni. La proposta non arriva da un pericoloso esponente sovranista e populista, di quelli che i progressisti spedirebbero subito all'inferno, ma dalla leader del partito socialista olandese (Sp), Lilian Marijnissen. In piena campagna elettorale, dunque in un momento in cui si scoprono le carte e si prendono impegni davanti ai cittadini, la rappresentante politica ha evocato misure restrittive contro l'immigrazione non regolamentata, che - ha argomentato - "sta sconvolgendo" la società.

Marijnissen, nello specifico, ha chiesto l'introduzione di "controlli" e di "limiti sulle persone che possono entrare e lavorare" in Olanda, con un "blocco temporaneo" degli ingressi. Dalle colonne del quotidiano olandese De Telegraaf, l'esponente socialista ha affrontato l'argomento senza particolari giri di parole, ribadendo peraltro concetti che già aveva espresso in passato.

Lilian Marijnissen
La leader socialista olandese Lilian Marijnissen

"L'Ue dovrebbe essere messa a conoscenza del fatto che la situazione nei Paesi Bassi è insostenibile", ha affermato la 38enne leader del partito olandese che appartiene alla famiglia politica europea della Sinistra, facendo appello a "un arresto temporaneo della libera circolazione". Parole che in qualche modo spiazzano, soprattutto se si pensa alle posizioni ben più lassiste che alcuni partiti della sinistra europea (e italiana) hanno in materia di politiche migratorie.

La leader socialista ha anche criticato quegli approcci che portano a un mancato controllo degli arrivi, affrontando il tema anche da un punto di vista economico, con critiche alla cosidetta migrazione di manodopera (che a sinistra alcuni considerano invece una necessità, se non addirittura una salvezza per i Paesi europei). "Dobbiamo optare per un minor numero di lavoratori migranti e discutere quale industria ed economia vogliamo per il nostro Paese", ha argomentato Lilian Marijnissen. "Di recente sono stata nel Limburgo, dove si stanno costruendo alloggi per 600 lavoratori migranti vicino al villaggio di Sevenum. Tutti assieme in una zona industriale accanto al grande centro di distribuzione dove devono lavorare. A molti residenti del villaggio con cui ho parlato questo non piace", ha affermato l'esponente socialista.

"L'unico modo per fare davvero qualcosa sulla migrazione è riprendere il controllo su chi è autorizzato a vivere e lavorare nei Paesi Bassi", ha incalzato ancora Marijnissen, chiedendo che vengano posti limiti ai flussi. E questo - ha continuato - dovrebbe essere fatto in tre fasi. "Prima di tutto, deve esserci un arresto temporaneo della migrazione di manodopera. Successivamente, leggi e regolamenti devono essere modificati in modo tale da porre fine allo sfruttamento e alla povertà abitativa dei lavoratori migranti. Una volta che le cose saranno tornate in ordine, potremmo consentire la migrazione di manodopera regolamentata e dare ai datori di lavoro i permessi per assumere lavoratori migranti", ha detto l'esponente socialista.

L'immigrazione, lo ricordiamo, è al centro del dibattito politico olandese in vista del voto del 22 novembre.

All'inizio di luglio il governo di coalizione guidato da Mark Rutte era caduto proprio a causa del mancato accordo sulle misure da adottare per limitare il numero di richiedenti asilo e i ricongiungimenti familiari dei rifugiati.

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