Eventi, nel Mito tra Futurismo e Giappone

Il festival Mito si avvia alla sua conclusione e lo fa con un omaggio al futurismo, di cui quest'anno ricorre il centenario della fondazione, ovvero della pubblicazione del manifesto del movimento a firma di Filippo Tommaso Marinetti

Il festival Mito si avvia alla sua conclusione e lo fa con un omaggio al futurismo, di cui quest'anno ricorre il centenario della fondazione, ovvero della pubblicazione del manifesto del movimento a firma di Filippo Tommaso Marinetti.
Parole e musica nel programma di domani alle ore 17 allo Spazio Antologico (East end studios, via Mecenate 84/10, tram 27 autobus 66, ingresso gratuito) dal titolo «Futuristi russi e italiani». Ideato e progettato da Elisabeth Wilson, Paolo Nori e Quirino Principe, lo spettacolo propone testi e composizioni degli autori principali della rivoluzione futurista e delle sue successive metamorfosi degli anni Venti e Trenta. Due nazioni e due culture nazionali coinvolte, quella italiana e quella russa: la prima, culla e molla propellente di un grande movimento d'avanguardia dal respiro internazionale, alle soglie del fascismo, la seconda alle soglie del comunismo sovietico. L'aggressività e la radicalità dei principi fondanti, avvicina le due avanguardie, e crea il collegamento tra i protagonisti letterari, teatrali e musicali: tra Marinetti e Majakovskij, tra Russolo e Mossolov.
Le letture sono affidate allo scrittore Paolo Nori, grande specialista della letteratura russa, e al musicologo Quirino Principe. Il soprano Elena Vassilieva e lo Xenia Ensemble interpretaranno le opere di Marinetti e Pratella e di Luigi Russolo, il più radicale fra i musicisti del futurismo italiano. Si ascolteranno testi di Mario Carli, Ardengo Soffici e dello stesso Pratella, ma sarà data voce anche ad autori che nella maturità abbandonarono il linguaggio futurista rivolgendosi verso nuove estetiche musicali, come gli italiani Gian Francesco Malipiero, Alfredo Casella, Alberto Savinio e i russi Sergej Prokof'ev, Nikolaj Obukhov e Igor' Stravinsky.
Alle 21 appuntamento con il Giappone, all'Allianz Teatro (Assago, via G. di Vittorio, 6, M2 Famagosta, 15 euro) dove i percussionisti giapponesi dell'Ensemble Taikoza, diretti da Marco Lienhard presenteranno i grandi tamburi taiko, di cui sono maestri. Questi grandi tamburi tradizionali a doppia membrana possono arrivare a più di un metro di diametro, sono scavati in un massello di legno keyaki (zelkova) e rivestiti con pelli grezze tese alle due estremità. Il taiko, per la profondità del suo suono, ha assunto nella millenaria tradizione giapponese, significati e ruoli diversi: nella religione Shinto è stato usato per invocare e intrattenere gli dei, nel Buddismo giapponese il suo suono era la manifestazione della voce del Buddha, o veniva utilizzato per allontanare epidemie e spiriti malvagi.
Al suono dei taiko, delicato come fiocco di neve o possente come tuono, si abbinano i flauti di bambù shakuhachi e fue e la cetra koto in un particolarissimo impasto sonoro.
Giapponese protagonista del grande schermo: l'appuntamento è sempre alle 21 al Centre culturel français de Milan, Sala Cinema per «Megane (Glasses)» di Naoko Ogigami (2007), ingresso gratuito
Al Giappone sarà dedicata quasi interamente la giornata di mercoledì, ovvero l'ultima del festival.