Il fattore Berlusconi sotto la lente: «Vale 2,5 milioni di voti»

Amadori: «Senza di lui il centrodestra perderebbe il 10% dei consensi». Mannheimer: «Ha una carica difficile da misurare»

Gian Maria De Francesco

da Roma

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è ancora in grado di catalizzare fortemente i consensi degli elettori verso la Casa delle Libertà. Questi i risultati delle ricerche condotte da alcuni tra i principali «sondaggisti» italiani secondo i quali la leadership del Cavaliere vale tra uno e due milioni di voti per la Cdl. Un patrimonio sicuramente non trascurabile in quella che si preannuncia come una battaglia all’ultima preferenza. Impostare la campagna elettorale su temi che rassicurino i cittadini sul futuro, soprattutto dal punto di vista economico, sarà fondamentale.
«Berlusconi porta voti - sintetizza Nicola Piepoli, direttore dell’omonimo istituto - ed è in grado di muovere circa due punti percentuali, che corrispondono almeno a 800mila voti in grado di trasformare il risultato della competizione». Un 2% di consensi, secondo Piepoli, è determinante per la vittoria «visto che la differenza tra i due schieramenti è marginale». Ma come si esplicita questa capacità di attrarre le preferenze? «Un’azione del presidente del Consiglio - aggiunge - come quella che sta attualmente effettuando con la partecipazione ai dibattiti televisivi riesce ad aggregare le energie della propria parte politica. Anche se gli effetti sulla concorrenza non sono misurabili, noi osserviamo oscillazioni delle nostre misurazioni quando il premier svolge un ruolo attivo». Insomma, Berlusconi è coinvolgente perché riesce a coagulare attorno a sé l’elettorato potenzialmente orientato verso il centrodestra.
«Berlusconi è un trascinatore, ha una carica enorme, ma non è possibile misurare la sua capacità di coinvolgimento», commenta laconico Renato Mannheimer, direttore dell’Ispo. D’altronde, non tutti gli istituti di ricerca adottano le stesse metodologie, ma il carisma del leader gli è universalmente riconosciuto.
Come conciliare, dunque, le evidenze delle indagini statistiche con una campagna elettorale che la Cdl affronterà con uno schieramento «a tre punte» e nella quale si cercano di delineare scenari alternativi? Lo spiega Alessandro Amadori di Coesis Research, il quale oltre ad essere un esperto di sondaggi è anche stato autore di due fortunate pubblicazioni sulla simbologia mediatica berlusconiana. «Dalle simulazioni effettuate presentando agli intervistati una Cdl guidata dagli altri leader della coalizione emerge una sostanziale superiorità di Berlusconi». La sola eccezione è rappresentata da Gianfranco Fini caratterizzato da indici di fiducia più elevati alla voce «senso dello Stato».
E se il premier facesse un passo indietro? «La nostre stime - precisa Amadori - ci dicono che togliere Berlusconi equivarrebbe a togliere il 10% dei voti diretti al centrodestra, ossia tra i 2 e i due 2,5 milioni di preferenze». Usando il linguaggio del marketing si potrebbe dire che il brand Berlusconi è talmente noto da connotare un’intera area politica in termini elettorali. «Berlusconi - dice - è percepito come determinazione, energia, creatività».
Come conquistare, però, nuove quote di mercato? «Rispetto al 2001 - sottolinea Amadori - è cambiato lo spirito del tempo. Se cinque anni fa l’affermazione individuale costituiva un valore, oggi ci si orienta maggiormente verso una dinamica collettiva. Il “supercancelliere” Schröder è stato battuto dallo spirito di squadra della Merkel. In Italia vincerà chi saprà passare dalla dialettica dell’Io a quella del Noi».