Stile

La fattoria degli animalier

di Margherita Tizzi

T rash o sofisticate? Le macchie, che animano le strade, conquistano e dividono. Da una parte, c'è chi considera lo stile animalier provocatorio e lussurioso, esclusivo appannaggio di chi ha voglia di apparire e catturare l'attenzione, tanto da rammendare il culto dionisiaco greco-romano associato all'ebrietà e alla lussuria appunto, la cui figurazione biblica, la lonza dal «pel macolato», impedì a Dante Alighieri il cammino verso la salvezza. Anche nelle rappresentazioni pittoriche del Quattrocento, la pelliccia maculata indossata da Maria Maddalena stava a simboleggiare un passato sconveniente e poco raccomandabile. Insomma, per molti la libidine «indossa una pelle di pardo» (Cesare Ripa, 1593).

D'altro canto, come dimostrano le corti settecentesche, i tessuti «zooti», ovvero tutte quelle stampe di matrice animale, trasmettono potenza e ricchezza. Basti pensare al trono foderato di leopardo di Napoleone Bonaparte e al ritratto di Madame De Maison Rouge, dama alla corte di Luigi XV, deliziosa con la sua preziosa mantellina leopardata. Non solo. Nel 1947, a guerra appena finita, Christian Dior presentò alla stampa la sua prima collezione, con silhouette e stampe inedite, tra cui il tubino Jungle con motivo pantera, lasciando restrizioni, cupezza e uniformi al passato. Intendeva, cioè, restituire alle donne il gusto per la leggerezza e l'arte di piacere proprio attraverso l'uso dell'animalier. «È il ritorno a un ideale di felicità civilizzata», confessò lo stilista, che, in seguito, avrebbe ispirato Valentino, Azzedine Alaïa, Versace e, soprattutto, Roberto Cavalli.

Quindi, altro che donna predatrice sessuale alla Betty Page: lo zebrato & company è il nuovo nero, chic, glamour, bon ton, addirittura soft. Vedi, il cappello maculato di Givenchy indossato da un'elegantissima Audrey Hepburn in «Sciarada» e i cappottini leopardati della regina Elisabetta II e Jacqueline Kennedy, questo confezionato da Oleg Cassini. Vestite come fiere, queste femmine sono feroci e sognanti. E tutte lo possiamo essere se impugnamo quest'arma nel modo giusto: dobbiamo sentirla nostra, senza esagerare, scegliendo un solo pezzo, che sia un pantalone o una gonna, un blazer o una camicetta, un cappotto o un accessorio, senza aggiungere ricami e pizzi. Altrimenti, ecco la giovane tamarra o la signora di una certa età, che si agghinda per sembrare quello che non è più. D'altronde, i volti del maculato sono infiniti...

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