«Fedeli a San Siro»: un derby infinito che non è solo calcio

Nel titolo, Fedeli a San Siro, c’è già tutto: la fede e il Tempio che la contiene, che la mette in scena, che la ospita facendo palpitare i cuori degli adepti. Di passioni calcistiche si tratta, con Claudio Sanfilippo e Tiziano Marelli a capitanare le loro personalissime formazioni di Milan e Inter. Milanesi e pressoché coetanei, visto che i cinque anni di «vantaggio» del primo (classe ’60) sul secondo (classe ’55) diventano tre, considerando le due stagioni trascorse dal brasilofilo Lumacao nell’inferno della serie B, il paroliere e il giornalista se le cantano e se le suonano di santa ragione. Ma sempre con il sorriso sulle labbra, essendo amici veri da tre decenni.
«Storie di calcio, di derby e non solo», recita il sottotitolo di questo dialogo a due voci targato Mondadori (pagg. 223, euro 17,50). Leggerlo è una piacevole esperienza. È come quando, sembra un secolo fa, a San Siro non c’erano ancora i posti numerati, e non sapevi mai, la domenica o il mercoledì, chi avresti avuto come vicino di stadio, compagno di esultanze e smoccolamenti, grappini e sigarette, impermeabile fraternamente condiviso (ah, la copertura... che maledizione) e cappellini sudati. Arbitro dell’incontro, il signor Gianni Mura di Milano che firma la prefazione. Giusto così: trattandosi di una stracittadina, l’arbitro può farlo un compaesano. Ed è un arbitro talmente sopra le parti da confessare di esser stato tifoso, per breve tempo, prima dell’una e poi dell’altra squadra. Roba da pazzi, è proprio vero che gli arbitri sono tipi un po’ particolari.
Comunque, al primo minuto, cioè all’Introduzione, C.S. e T.M., traditi dall’emozione, si meritano un cartellino giallo per reciproche scorrettezze: non è vero che a San Siro «le due compagini cittadine hanno più volte vinto entrambe Coppa dei Campioni e Champions League», tale estasi toccò soltanto ai nerazzurri il 27 maggio del ’65, contro il Benfica. Per il resto, al lettore calciomane tocca dar aria al fischietto soltanto altre tre volte, per falli veniali: Schnellinger non era e non è mancino, Giacomo Libera non fu acquistato dall’Atalanta, ma dal Varese; per la Coppa Italia del triplete mourinhano bastò una sola rete di Milito. Dal Gallaratese a Città Studi, da piazzale Corvetto alla Montagnetta, Milano si offre alle scorribande dei due sul filo della memoria, facendosi teatro di un romanzo popolare con nonni siciliani adoratori di Berlinguer e Rivera, inquietanti morose che vorrebbero andarsene dal secondo anello proprio all’entrata in campo dell’idolatrato «Becca», vicine di casa abbonate dal ’46 e colleghi dell’altra sponda (forse in entrambi i sensi...). Delusioni e disavventure, il sale della vita in generale e di quella calcistica in particolare, s’intrecciano a momenti di sublime godimento. Se scrivi l’inno del Milan e te lo cassano perché qualcun’altro ha un santo molto influente in Paradiso, vieni ripagato dal rigore di Sheva in finale con i gobbi. Se il 5 maggio (dire di quale anno non serve, vero Marelli?) ti vedi scivolar via dalle mani uno scudetto perdendo una partita che hai giocato in 21 contro 1 (vero aquilotti della Lazio?), l’arrivo del messia di Setúbal ti farà sentire apostolo di una nuova religione che fa rima con Biscione. E viceversa, però. Ti sei abbeverato alla fonte miracolosa del Gianni? Devi sorbire l’amaro calice di Atene 2005. Sei salito alle stelle con Luisito e Bonimba? Devi cadere nelle stalle con Sorondo e Brechet.
Come avranno preso, Sanfilippo e Marelli, lo sciopero virtuale (e vizioso) che ha messo in naftalina la prima giornata dell’imminente campionato? Secondo me come un sabato del villaggio più lungo del solito, un’attesa artificialmente prolungata della festa. Adesso tocca a Ibra e al Pazzo, a El Shaarawy e a Zarate, magari persino a Nocerino e a Castaignos meritarsi una citazione in Fedeli a San Siro 2, il libro di memorie pallonare che vorremmo leggere da vecchi, quando il casciavit Claudio e il bauscia Marelli, seduti su una panchina dei giardinetti, litigheranno ancora in rossonerazzurro, da buoni amici.

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