Ferie, treni della speranza Viaggi in "overbooking" e coincidenze in pullman 

Coincidenze impossibili, treni sporchi e ritardi apocalittici: testimonianze che ritraggono l'Italia che viaggia. Sulla tratta Milano-Calabria 15 ore con un biglietto che non garantisce il posto. E <strong><a href="/a.pic1?ID=373789">sul La Spezia-Milano un pullman porta a Parma</a></strong>

Milano -  Stazione Centrale, 11 agosto, ore 19.30. Il caldo di una giornata afosa si fa ancora sentire, rimbalza tra le pareti bianche di marmo appena rimesse a nuovo del piano terra e i gomiti della gente in fila alla biglietteria, due lenti tornanti a serpentina di circa un centinaio di persone ciascuno. Sono ultima, contenta per un’imprevista vacanza a ferragosto e in cerca di un biglietto di andata e ritorno a distanza di qualche giorno. Vado in Calabria, a Badolato, un paese piccolo sul golfo di Squillace. Ci si arriva con un treno diretto, un Intercity notte che parte alle otto di sera e approda alle 11 e nove minuti della mattina seguente. Oltre quindici ore in tutto.

Quindici ore di viaggio, in piedi L’ho già fatto molte volte: sedili blu elettrico sbiadito, finestrini, corridoi, tanti bagagli, persone di più, e bagni che si parte e già quasi non va l’acqua. E’ così ogni Natale, ogni Pasqua, ogni ferragosto, tutti i ponti dei morti e ad ogni nuova elezione. Aspetto il turno, la fila scorre bene. “Il biglietto per l’andata c’è, ma niente cuccetta. Può partire il 13 agosto”. Lo prendo: carrozza 003, posto 55, finestrino, 55,50 euro tariffa base. Ma per il ritorno il signore smilzo in divisa che mi sta di fronte maneggia veloce la tastiera e scuote la testa. “Nulla, non c’è nulla: le posso fare un biglietto per il 17, ma senza posto”. E quindi? “Se vuole può viaggiare in piedi”. E mi spiega che da poco anche sui treni Intercity si può salire senza un sedile assegnato: solo il biglietto e tanta voglia di avventura. Una tutela per i ritardatari, dice, che partono lo stesso a loro rischio e pericolo. “Il prezzo?”, chiedo, sperando almeno nel risparmio, “cinquantacinque euro e 50”. Come sopra. Penso al mare, sabbia sottile: lo compro. In basso a sinistra del ticket compare la scritta che segnala il posto non garantito. Penso alle quindici ore da trascorrere seduta su una valigia rigida nel corridoio, con piedi da spostare tutte le volte che passa qualcuno.

Trenitalia: è una scelta libera Il giorno seguente telefono a Trenitalia. Marco Mancini, della direzione centrale relazioni esterne, ribadisce: “Chi sale in treno fa comunque una scelta, libera: partire subito così o rimandare. E poi – aggiunge - nove volte su dieci il posto si trova perché il sistema informatico non sempre è in grado di rimettere in circolo i biglietti ai quali qualcuno rinuncia”. Apprendo poi che i ticket senza garanzia del posto a sedere sono in numero predefinito, che i treni su cui si può viaggiare così sono quelli a media e lunga percorrenza (Espressi, Intercity e Intercity notte, Eurostar di varie tipologie, Alta velocità...), che si possono acquistare presso le biglietterie della stazione, le agenzie di viaggio abilitate e dal 7 agosto anche presso le macchinette self service delle stazioni. Le tariffe, c'è la conferma, sono quelle previste per i biglietti base.

Adiconsum, tante segnalazioni  “Sul fatto abbiamo avuto diverse segnalazioni - conferma l’Adiconsum per bocca del segretario nazionale Pietro Giordano –, ma finora nessuna denuncia. E’ più o meno un caso di overbooking: con Trenitalia che ci guadagna”. La novità è stata introdotta il 14 giugno scorso: non sono più previsti posti liberi da prenotazione. Prima era possibile riservarsi un sedile con soli 3 euro e poi aggiungere il costo del biglietto: alcuni non partivano, perdendo così solo il poco della prenotazione, e chi si decideva tardi poteva approfittare del mancato imbarco di altri o riparare nel discreto numero di posti che in ogni carrozza Trenitalia doveva lasciare obbligatoriamente non assegnati. Oggi non è più così: libero nulla, si sale in treno con biglietto e posto incorporato, tre euro compresi. Ai ritardatari resta il ticket senza né sedile né possibilità di accaparramento. Solo tanta speranza: che per qualche imperscrutabile ragione, qualcuno sicuramente sconosciuto decida di trascorrere un ferragosto diverso. Alternativo. Magari a Milano.

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