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Ferilli e Ranieri, la "sfida delle presidi" che fanno scuola

"A testa alta" racconta il "revenge porn". Su Raiuno il caso di Caivano

Ferilli e Ranieri, la "sfida delle presidi" che fanno scuola
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Due problemi sociali attualissimi. Due donne - che di lavoro fanno le presidi - che li affrontano con coraggio e determinazione insieme a rabbia e paura. Due super attrici che le interpretano nelle fiction che vedremo in onda nei prossimi giorni: Sabrina Ferilli da stasera su Canale 5 in A Testa Alta e Luisa Ranieri da lunedì su Raiuno in La preside.

La prima interpreta la dirigente scolastica di un liceo in un borgo sul lago alle porte di Roma che viene travolta da uno scandalo legato alla diffusione di un suo video intimo; la seconda dà voce e volto alla storia vera di Eugenia Carfora, la preside di Caivano divenuta simbolo della lotta per il riscatto educativo e sociale dei ragazzi. "Quando sono arrivata all'Istituto Morano - ha raccontato - su 700 studenti ne venivano a scuola solo venti". Quei ragazzi è andata a cercarli uno a uno chiamandoli per nome con il megafono per portarli in classe.

Ma cominciamo dalla prima fiction ad andare in onda. In tre puntate, Sabrina Ferilli stasera affronta il tema del revenge porn (la diffusione senza consenso di immagini intime, ndr) che, per restare alle ultime vicende, da Raoul Bova ad Alfonso Signorini, comunque la si pensi, è una piaga di una società dominata dai social. L'attrice interpreta Virginia Terzi, preside che tradisce il marito con cui è in crisi: qualcuno la riprende mentre è in intimità con l'altro uomo e da lì comincia la discesa negli inferi mediatici con tanto di distruzione della vita professionale, familiare e sociale, ricatti e discriminazione. Ma lei riuscirà a capire chi l'ha voluta distruggere e a riprendersi in mano la vita. "Il revenge porn - ha detto la Ferilli in un'intervista a Sorrisi e Canzoni - colpisce soprattutto i giovani, poco strutturati, che non riescono a trovare la forza per reagire. Bisognerebbe inserire nei programmi scolastici lezioni per imparare a usare i social e a difendersi dagli abusi".

Diretta da Giacomo Martelli, la fiction conta su un cast che include, tra gli altri, Francesco Petit, Raniero Monaco Di Lapio, Fabrizio Ferracane, Gioia Spaziani, Maria Chiara Augenti, e Ninni Bruschetta.

Luisa Ranieri, in quattro puntate, con parrucca bionda, porta invece sul primo canale la storia, veramente esemplare, della dirigente scolastica che ha avuto il coraggio di andare contro la camorra a Caivano, il comune del napoletano divenuto famoso per il degrado e la violenza ripetuta su due bambine da parte di figli dei boss, situazione che ha portato il governo a varare un decreto di contrasto alla criminalità minorile e di interventi di riqualificazione del Parco Verde.

L'idea della serie, voluta fortemente da Luca Zingaretti, marito della Ranieri, è nata da un documentario realizzato da Domenico Iannacone per Raitre: i due attori dopo averlo visto, hanno voluto incontrare la preside e, con lei, hanno costruito la serie - che è liberamente ispirata alla sua storia e ambientata in un'altra scuola - partendo dai 750 file in cui la dirigente ha raccolto le storie degli studenti recuperati o meno. Quando la Carfora è arrivata all'Istituto superiore professionale Morano di Caivano, nell'atrio della scuola c'era il bidello che riparava biciclette e le porte d'emergenza erano ostruite da materassi. Oggi è un edificio modernissimo con giardini di limoni e tanti studenti. "Ogni giorno è una corsa contro il tempo per strappare i ragazzi dalla strada", ripete sempre la preside.

Luisa Ranieri, che è anche produttrice del progetto, riflette: "Eugenia mi ha ringraziata perché, grazie alla serie, rimarrà per sempre una testimonianza del suo lavoro. Mi ha commosso, ma trovo assurdo che tocchi alla tv dare riconoscibilità a una eccellenza italiana".

E aggiunge, in riferimento alla lotta quotidiana di molti insegnanti in questa nostra disastrata scuola: "Spero di restituire al pubblico l'immagine di un personaggio semplice e potente come Eugenia, e spero di dar voce a tutti quei professori e quei dirigenti che, da sottopagati, combattono una specie di guerra quotidiana e fanno un lavoro silenzioso da eroi invisibili".

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