Per fermare il petrolio ci vuole un altro «cupolone»

Una soluzione per chiudere la falla, giù nel Golfo del Messico, la Bp l’aveva trovata. Ma non è stata molto scaltra. Il «cupolone» metallico di 98 tonnellate, primo dei quattro tentativi, calato il 5 maggio ha fallito a causa di alcune ingenuità in fase di valutazione da parte di Bp. Il primo errore è relativo al diametro della cupola metallica: il diametro della cupola non sarebbe dovuto essere né più grande, né più piccolo, di quella del condotto. Cupola e diametro del tubo sarebbero dovute essere della stessa misura. In più la cupola doveva essere dotata di un tubo, di pari diametro con quello di fuoriuscita del greggio, per favorirne la risalita. Un condotto di «risalita» più stretto avrebbe solo aumentato la pressione di flusso, rendendo ulteriormente complesse le operazioni. Il secondo errore di Bp è relativo al fatto che il gas che fuoriesce dalla falla a contatto con l’ossigeno, non aspirato all’interno della campana, congela impedendo la prosecuzione dei lavori. Era necessario, oltre ad aspirare l’ossigeno, anche predisporre una coibentazione idonea interna, a base ceramica, di silicone o di polistirolo, ed estremamente con materiale resistente nel tempo alla ruggine. Infine, terzo errore dell’operazione «cupola», è relativo alla mancata aspirazione progressiva dell’acqua, man mano che ci sia avvicinava alla falla. Questa «aspirazione preventiva e graduale» avrebbe fatto sì che una volta sul fondo, la pesante cupola avrebbe dovuto sopportare una pressione di fuoriuscita del greggio più ridotta, favorendone la risalita. Così la missione sarebbe stata sicuramente «compiuta». Ma nella mia tesi c’è un però. In superficie non è possibile chiudere il tubo di risalita, neanche temporaneamente, durante lo scambio tra una petroliera e l’altra, almeno fino a quando la cupola non sarà zavorrata sufficientemente, bloccando definitivamente il flusso.Marco Gafforini

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