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Ferragni e "Pandoro Gate": i pm rinunciano al ricorso

Ferragni, il suo ex braccio destro Fabio Damato e Francesco Cannillo, rappresentante di Cerealitalia, erano finiti a processo per truffa aggravata per due campagne pubblicitarie

Ferragni e "Pandoro Gate": i pm rinunciano al ricorso
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Su Chiara Ferragni la Procura molla il colpo. I pm Eugenio Fusco e Cristian Barilli hanno deciso - come viene confermato - di non presentare ricorso contro il proscioglimento della influencer e imprenditrice, arrivato a gennaio nel processo sul cosiddetto Pandoro Gate. Una sentenza che prevedeva, nel caso, un ricorso per Cassazione (e non un ricorso in Appello), che però la Procura non intende promuovere. In questo modo la decisione del giudice Ilio Mannucci Pacini diventa definitiva.

Ferragni, il suo ex braccio destro Fabio Damato e Francesco Cannillo, rappresentante di Cerealitalia, erano finiti a processo per truffa aggravata per due campagne pubblicitarie, tra 2021 e 2022, in cui sono stati usati slogan che avrebbero indotto in errore i consumatori, convinti di fare un gesto di beneficenza per aiutare i bimbi in difficoltà acquistando i dolci natalizi e pasquali. L'imprenditrice era difesa dagli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana.

Il giudice della Terza sezione penale aveva motivato la decisione del proscioglimento spiegando che dietro i messaggi sui social per promuovere il pandoro Pink Christmas e le uova di Pasqua c'era una forma di "pubblicità ingannevole" che era già stata indicata dall'Antitrust nel procedimento che si era chiuso con una sanzione di più un milione di euro. Tuttavia il mancato riconoscimento dell'aggravante della minorata difesa - contestata dai pm, ma fatta cadere dal giudice - non ha consentito di entrare nel merito processuale della vicenda. Per la Corte infatti, i circa 30 milioni di follower di Ferragni, sono difficilmente assimilabili a "seguaci di santoni delle sette religiose" e sono liberi da un "rapporto di acritica adesione" a ciò che dice l'influencer.

Per via della riqualificazione del reato, dunque, in truffa semplice e dell'assenza di querela - che era stata revocata dal Codacons e da alcuni privati acquirenti dei prodotti - si è dovuto dichiarare "il non doversi procedere".

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