Le Fiamme gialle si accendono: «Noi con Speciale, ora la verità»

«Quegli avvicendamenti erano anomali. E perché sono stati annunciati soltanto dopo la vittoria del centrosinistra?»

da Milano

Il Cocer della Guardia di finanza cambia strategia. E dopo giorni di assordante silenzio fa quadrato. Quattro le mosse. Difende il proprio comandante generale che ha denunciato pressioni e ingerenze subite nel luglio del 2006 per trasferire l’intera gerarchia della Gdf della Lombardia. Segnala che quegli avvicendamenti furono «anomali e traumatici». Tanto che il Cocer stesso venne a saperlo dai giornali. Esprime quindi solidarietà al comandante Roberto Speciale e, infine, rivolge un appello urgente al governo. Affinché abbia il «coraggio» di fare chiarezza su quest’inquietante vicenda. «Perché per gli avvicendamenti di Milano - si interroga infatti il consiglio centrale della rappresentanza delle Fiamme gialle - non è stata seguita la normali prassi?». Insomma, il Cocer si riposiziona e lo fa con un comunicato importante, sollecitato dalla base del Corpo rimasta evidentemente sorpresa dall’iniziale presa di posizione quando martedì scorso liquidò come strumentalizzazione politica la pubblicazione sul Giornale del verbale con le denunce di Speciale. «Sulle ultime vicende ci eravamo imposti il silenzio - si legge in un comunicato -. Le continue e pressanti sollecitazioni della base tutta ci obbligano però a prendere una posizione pubblica, chiara e cristallina come rappresentanti sindacali di un Corpo di cui siamo da sempre orgogliosi di appartenere». Il Cocer inquadra quindi la vicenda: «La vicenda è nota. È quella dei minacciati trasferimenti di alti ufficiali alla guida delle Fiamme gialle in Lombardia e la conseguente dura polemica tra il vice ministro Vincenzo Visco e il nostro comandante generale Roberto Speciale». E focalizza le anomalie di quei trasferimenti. Ricordando che nel dispaccio dei tradizionali avvicendamenti, firmati e decisi dal comandante generale a marzo, Milano non era proprio indicata: «Nel marzo 2006, nel consueto messaggio a tutti i comandi d’Italia - prosegue -, centrali e periferici, vengono annunciati, come ogni anno, i trasferimenti degli ufficiali dirigenti ma non si fa cenno ad alcun avvicendamento nel comando di Milano. Dopo tre mesi, il 13 luglio dello scorso anno, con grande sorpresa, il Cocer apprende dai giornali l’azzeramento dei comandi più importanti della sede di Milano. Una prassi veramente anomala e traumatica per i diretti interessati che si trovavano a loro insaputa al centro di una inspiegabile vicenda che li vede esposti negativamente non solo nei confronti del mondo militare ma anche nell'opinione pubblica».
«La domanda che sorge spontanea è questa: come mai nel messaggio di marzo non era stato comunicato nulla? Perché tanta fretta? Un'altra domanda lecita e pertinente: cosa è accaduto in questi tre mesi? Nella vita pubblica l’unica cosa di rilievo tra marzo e luglio dello scorso anno è stata la nascita di un nuovo Parlamento e di un nuovo governo. Gli avvicendamenti - ci è stato chiesto da più parti - sono allora la conseguenza del nuovo scenario istituzionale e politico?. La risposta non la possiamo dare certo noi. Noi, invece, non possiamo non confermare la nostra fiducia al comandante generale e ringraziarlo anche per come in questi anni ha guidato con grande impegno e professionalità il Corpo conquistandosi il rispetto e la stima di tutte le Fiamme gialle. Gli diamo atto e non solo noi, ma come è stato riconosciuto dalle istituzioni tutte, di aver conseguito risultati importanti nella lotta alla criminalità organizzata e all’evasione fiscale.

Per questo, a nome dei nostri colleghi, continuiamo a far sentire la nostra vicinanza e la totale solidarietà al comandante generale che ha dato sempre prova di un rispetto sostanziale e non solo formale delle regole nell’ambito di un costruttivo spirito di servizio. Alla politica chiediamo invece di avere il coraggio di fare chiarezza».

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