Fiat Pomigliano promossa. E come premio arriva la Panda

A più di un mese alla presentazione del piano industriale di Fiat (e Chrysler) cominciano a emergere alcune indiscrezioni sui prodotti e, soprattutto, sul tema più caldo, quello del futuro degli stabilimenti italiani. In questi giorni i riflettori sono puntati sulla fabbrica «Giambattista Visco» di Pomigliano d’Arco, che il guru giapponese Hajime Yamashina, docente all’Università di Kyoto e super esperto del sistema integrato di organizzazione del lavoro (World class manufacturing), ha visitato per esprimere il proprio giudizio sui livelli qualitativi raggiunti. Ma al di là della pagella (fabbrica promossa con la medaglia di bronzo, un gradino sotto Melfi che si è guadagnata in giugno l’argento), tra gli operai campani è cominciata a circolare la voce che il sito alle porte di Napoli potrebbe ospitare la linea della futura Fiat Panda. Indiscrezione, peraltro, argomento di discussione anche negli ambienti industriali torinesi. Insieme alla futura Panda (il modello nuovo che sostituirà quello attualmente prodotto a Tychy, in Polonia), la fabbrica di Pomigliano d’Arco dovrebbe produrre anche la berlina Alfa Giulia, che prenderà il posto della 159, e l’ammiraglia per ora chiamata 169. Queste voci avvalorano la decisione del Lingotto di scommettere sullo stabilimento campano, che di recente è stato completamente rinnovato e proprio ieri ha ottenuto l’importante certificazione dal professor Yamashina, in attesa che le future ispezioni si concludano con gli ultimi due «upgrade» ai livelli «argento» e «oro». Il trasferimento della linea Panda dalla Polonia alla Campania lascerebbe lo spazio, a Tychy, per la produzione di un altro modello di grande diffusione sui mercati.
A Pomigliano, intanto, tra novembre e dicembre dovrebbero iniziare i lavori di adattamento delle linee ai nuovi progetti. «Solo voci», ribadiscono in fabbrica, mentre Gerardo Giannone (Fim-Cisl) si aspetta che «quanto prima al sito sia assegnata una nuova missione, come riconoscimento dell’impegno profuso dai lavoratori».

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