È bastato che Thierry Peugeot, presidente del consiglio di sorveglianza di Psa Peugeot Citroën, sottolineasse la disponibilità a stringere accordi con leventuale coinvolgimento del capitale, a patto che la famiglia non perda il ruolo di azionista di riferimento, per ipotizzare imminenti nuovi colpi di scena nel risiko dellauto. E subito sono tornati alla ribalta i due principali indiziati di un possibile matrimonio con i francesi: Fiat, che dopo la sconfitta nella battaglia per Opel è impegnata nellintegrazione con Chrysler, e Bmw.
Laffermazione di monsieur Peugeot, intervistato da Les Echos, è comunque da interpretare come la prima vera apertura della famiglia francese, azionista di riferimento del gruppo da quasi 200 anni, a un possibile intreccio dei capitali con unaltra azienda automobilistica. È un segnale importante che avviene nellanno in cui Fiat da una parte e la cordata russa di Magna dallaltra, hanno dato il via al gran ballo delle alleanze. «I nostri obiettivi, stabiliti da tempo, sono crescita, redditività e indipendenza - ha aggiunto Peugeot -: vogliamo restare autonomi, rimanere nellauto e svilupparci a livello internazionale. Non siamo contrari a valutare alcune alleanze o intese». Peugeot ricorda anche che la famiglia aveva ridotto la sua quota già in passato, quando «era scesa sotto il 21% dopo lacquisto delle attività europee di Chrysler, prima della grave crisi nei primi anni 80 e gli aumenti di capitale». «Vogliamo lo sviluppo del gruppo - la precisazione successiva - e se fosse necessario saremmo disposti a valutare la situazione. Ritengo, però, che un azionista di riferimento con il 30% sia una caratteristica importante per Psa».
E proprio questa visione societaria dei Peugeot, che a quanto pare non sarebbero disposti a rivedere, potrebbe essere lostacolo a una ripresa dei colloqui con Fiat e la famiglia Agnelli. Le parti si erano annusate a lungo nei mesi scorsi, ma senza riuscire a trovare un punto dincontro. A cercare di mettere insieme i tasselli di un possibile matrimonio era stata Mediobanca: quartier generale a Parigi, bastone del comando a Sergio Marchionne, garanzie per gli impianti produttivi italiani. I problemi riguardavano però gli equilibri allinterno del nuovo gruppo, con i francesi arroccati sulle loro idee. E se il presidente di Exor, John Elkann, ha più volte sostenuto di essere pronto a considerare una diluizione della holding che controlla Fiat nellambito di una società più grande con un forte indirizzo industriale, le affermazioni rilasciate da Peugeot dimostrano che a Parigi nulla è allapparenza cambiato. Marchionne, del resto, ha ancora aperte le ferite della lunga battaglia tedesca per Opel. Il top manager di Fiat si è reso conto come sia più difficile dialogare con i vicini di casa europei, piuttosto che con le autorità e i sindacati della lontana America. I tempi cambiano e il settore automobilistico, secondo la teoria di Marchionne, da qui a due anni avrà come protagonisti non più di sei costruttori, ciascuno dei quali dovrà produrre non meno di sei milioni di vetture. È un indirizzo preciso che ha visto Fiat muoversi per prima, con il colpo Chrysler, e la stessa holding Exor muoversi di conseguenza con la disponibilità a riconsiderare il peso della sua presenza in un nuovo agglomerato industriale. È su questa base che, forse, nei prossimi mesi si cercherà di riallacciare il dialogo con i Peugeot, con cui il Lingotto è legato da una joint-venture sui veicoli commerciali. Ma non è da dimenticare, in proposito, la fattiva collaborazione nel campo dei motori tra Psa e Bmw che potrebbe essere allargata.
«Per ora, comunque - dice una fonte -, Fiat resta concentrata su Chrysler, la cui integrazione è la priorità del momento». Di Saab e delle attività brasiliane e argentine di Gm, in questi giorni, a Torino, si parla sempre meno.
Fiat riapre il «risiko» europeo con Peugeot
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