Fillon-Sarkozy, tandem per blindare l’Eliseo

TENSIONI Per mesi voci di rimpasti e dimissioni a causa delle relazioni tese tra i due

In Francia è già passata alla storia come «la coppia più improbabile della V Repubblica»: un capo di Stato onnipresente, ipermediatico e il suo primo ministro poco esposto e introverso. I francesi hanno premiato i contrasti e il tandem Nicolas Sarkozy e François Fillon è in ascesa nei sondaggi. Con un dettaglio non trascurabile: il premier defilato sorpassa il presidente protagonista di quasi dieci punti. Per Ifpop, Sarkozy in gennaio è salito di quattro punti, al 43%, ma il suo premier ne ha acquistati otto, salendo al 52. Secondo un altro istituto, Viavoice, Fillon ottiene sette punti e l’ascesa sarebbe dovuta anche alle lacrime versate in diretta dal premier, diventato umano davanti alle telecamere, in occasione della morte del suo mentore, l’ex presidente dell’Assemblée nationale, il gollista Philippe Séguin.
C’è chi dice si detestino, eppure la loro intesa sembra reggere: mille giorni, finora. E nel futuro, l’uno serve all’altro. I numeri favorevoli a Fillon infastidiscono il presidente Sarkozy, dice al Giornale Alix Bouilhaguet, giornalista di France 2 che ha appena pubblicato «La Carpe et le Lapin», un libro sull’inverosimile coppia al potere. Eppure, il segretario generale dell’Eliseo, Claude Guéant, ha da poco annunciato che il premier dovrebbe restare a Matignon, sede del primo ministro, per un altro anno. Come rivelato da Bouilhaguet, che racconta l’esistenza di un accordo segreto tra Sarkozy e Fillon, datato maggio 2008, in cui il presidente avrebbe assicurato la poltrona al premier quasi fino alle presidenziali del 2012. Allora, nessuno avrebbe mai scommesso sulla durata dello strano tandem: all’inizio dell’era Sarkozy le relazioni tra i due erano difficili, molte le voci di rimpasti e ritiri. «A Fillon davano fastidio i continui ritrovi dei ministri alle sue spalle, l’attività dei consiglieri del presidente - spiega Bouilhaguet - a solo quattro mesi dall’inizio del suo mandato ha per la prima volta minacciato le dimissioni. Oggi, i due si parlano e si vedono spesso» e il settimanale L’Express dedica una copertina alla «rivincita» di Fillon. L’introverso capo di governo che sogna di scrivere romanzi gialli, sempre poco sorridente e con le sopracciglia aggrottate, piace ai francesi proprio perché è riservato. Piace il suo stile dolce e rispettoso delle forme, più attento all’opinione pubblica rispetto all’inquilino dell’Eliseo. Il contrasto con il presidente, la cui vita privata è spesso in prima pagina, ha giocato a suo favore. E la crisi ha obbligato i due a trovare un’intesa: Sarkozy si è appoggiato di più al suo affidabile primo ministro. E i rapporti sono ripresi: «Le relazioni tra i due non sono mai state così buone - dice l’esperto del Figaro Alexandre Adler al Giornale - il presidente ha capito che ha bisogno di Fillon e gli rimarrà attaccato. La popolarità del premier, vicino alle presidenziali, potrebbe però creare una crisi». Fillon infatti non ha mai nascosto le sue mire verso l’Eliseo e la sua recente fortuna nei sondaggi ha fatto pensare a una sua candidatura. Lui garantisce la sua lealtà; non si trasformerà in regicida: si presenterà, ha detto, soltanto se Sarkozy non dovesse riprovarci. Qualcuno ha persino ipotizzato un sistema alla Medvedev-Putin, spiega Adler: Fillon approfitta dei sondaggi a favore nel 2012 per lasciare di nuovo il passo a Sarkozy nel 2017. Ma per il giornalista è un’ipotesi poco credibile: «Il presidente si ricandiderà subito; Fillon ha tempo. Nel 2017 avrà 63 anni. Non ha commesso errori, piace a destra e a sinistra ed è indispensabile all’Eliseo. Ha un temperamento opposto a quello del presidente ma idee simili in politica».
Il premier è taciturno e riservato, ma nasconde orgoglio e ambizione (e nel 2012 scade il mandato del presidente dell’Assemblée nationale; nel 2014 c’è la sfida per Parigi). Quando gli hanno chiesto perché Sarkozy lo avesse scelto ha risposto: «Perché sono il migliore. Perché mi tiene? Perché sono il migliore». Considera la sua longevità a Matignon una vittoria e sa bene che è suo interesse non sfidare il presidente nel 2012 rischiando di aprire una crisi nella destra, forte della sua unità di fronte a una sinistra frammentata. Soltanto così avrà la via libera nel 2017.
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