Pnrr e finanza sostenibile: quale legame?

Dai social bond agli investimenti nell’innovazione fino ai green bond. Ecco come la finanza sostenibile può supportare il Pnrr

Pnrr e finanza sostenibile: quale legame?

Nonostante le incertezze, le regole ancora da definire e le procedure da scrivere, il Pnrr rappresenta il vero "spartiacque" nella definizione del futuro dell'economica dell’Ue e del nostro Paese. Non a caso, a seguito della crisi del Conte Bis - consumatasi proprio a ridosso della presentazione del Piano - la convergenza tra i gruppi parlamentari sul nuovo premier non poteva che essere su un nome tanto "pesante" a livello internazionale e comunitario quale è quello di Mario Draghi, così da rispondere all'esigenza di una figura tecnica che fosse sia autorevole tra i governi degli Stati membri, sia in grado di garantire un programma concreto (e certo nella spesa) delle risorse destinata dall'Unione all'Italia. La stessa compagine governativa, inoltre, ha visto allargare le “proprie maglie” con l'ingresso della Lega di Matteo Salvini proprio in vista del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Ora che tutto è pronto è possibile analizzare anche i punti cardine del Piano e di come questo si intreccerà con le strategie e sfide dettate dall'Ue, a partire dalla transizione green (che del Pnrr rappresenta la Missione 2 "Rivoluzione verde e transizione ecologica") e di tutti i vari segmenti potenziali di investimento rivolti a dinamiche sviluppo economico sostenibile del Paese.

Ed è in questo processo che la finanza sostenibile può rappresentare uno dei principali strumenti a supporto di un'economia sostenibile. Andiamo per ordine e analizziamo meglio di cosa si tratta.

Pnrr e investimenti

Tra le sei Missioni previste e le 16 componenti del Piano, il settore della finanza sostenibile potrebbe ricoprire un ruolo cruciale in fase di attuazione considerando che il Pnrr punta ad attivare un effetto leva degli investimenti attraverso l'ingresso di capitali privati.

Come evidenziato dal Forum per la Finanza Sostenibile vi è un "alto potenziale di crescita della rilevanza degli aspetti sociali, sempre più rilevanti per gli investitori sostenibili, anche a seguito della crisi legata alla pandemia: in effetti, nel 2020 le emissioni di social bond hanno raggiunto i $147,2 miliardi, con un aumento del 700% rispetto al 2019"; inoltre, "per i prossimi 3 anni, più del 60% degli attori finanziari si è rivelata favorevole a portare avanti progetti sostenibili in ottica di partenariati tra la sfera pubblica e quella privata".

Cifre che potrebbero rendere concreto l’effetto leva pianificato indirettamente dal Pnrr andando ad attingere al comparto dei fondi di investimento italiani che seguono strategie sostenibili (leggi IlGiornale.It).

Secondo i dati di Assogestioni, relativamente al primo trimestre 2021, “su un patrimonio promosso dei fondi aperti pari a complessivi 1.063 miliardi di euro, 276 miliardi, il 25,9% del totale, considerano le variabili ambientali e sociali nella politica di investimento. Il 90% di tale patrimonio promosso promuove caratteristiche ambientali e/o sociali e rientra nell’art.8 mentre il 10% ha specifici obiettivi di sostenibilità ed è classificabile come prodotto “articolo 9”. Per quanto riguarda le asset class su cui investono i fondi di lungo termine, la più rappresentata è l’azionario con il 36,1%, seguita a stretto giro dall’obbligazionario al 29,6%. Chiudono flessibili e bilanciati rispettivamente al 16,9% e 13,4%”.

Si tratta di cifre enormi che potrebbero crescere soprattutto in relazione alla finanza ad impatto nel settore Green, che potrebbe rappresentare un settore centrale negli assett macroeconomici italiani.

Il ruolo trainante del Green

Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, degli oltre 200 miliardi di risorse destinate, circa 70 miliardi sono destinati alla Missione 2 intitolata "Rivoluzione Verde e Transizione ecologica", suddivisa in 4 Componenti:

  • C1. Economia circolare e agricoltura sostenibile
  • C2. Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile
  • C3. Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici
  • C4 Tutela del territorio e della risorsa idrica

Nello specifico:

  • per la prima componente sono stati messi a disposizione 5,27 miliardi di euro
  • 23,78 miliardi di euro per la componente Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile
  • per la componente C3 le risorse destinate sono, invece, 15,36 miliardi di euro
  • cifra simile per la componente Tutela del territorio e della risorsa idrica per cui sono stati destinati 15,06 miliardi

Si tratta di circa un terzo delle risorse complessive del Pnrr che dimostra quanto il tema della green economy possa per apportare importanti cambiamenti nel mondo della finanza.

Questo settore non farà solo da traino per il Piano nazionale, ma anche a livello internazionale e comunitario. Come scritto in un precedente articolo de il.Giornale.It, nei prossimi cinque anni l’emissione di obbligazioni potrebbe toccare la cifra di 250 miliardi di euro.

Dunque è proprio nella Missione 2 del Pnrr che la finanza sostenibile potrebbe avere un ruolo determinante, trattandosi del settore in cui gli Investimenti socialmente responsabili (ISR) hanno un giro di affari a livello globali da oltre 220miliardi di euro (praticamente quanto il Piano Nazionale) attraverso strumenti di economia circolare, green bond e water bond.

Il ruolo della PA

Come è scritto nel Piano "sicuramente, la transizione ecologica non potrà avvenire in assenza di una altrettanto importante e complessa ‘transizione burocratica’, che includerà riforme fondamentali nei processi autorizzativi e nella governance per molti degli interventi delineati".

Soprattutto in un’ottica di transizione green, il ruolo della Pubblica amministrazione sarà determinante a garantire strumenti, programmi e procedure che favoriscano questa nuova fase. Resta la questione, però, ricordata anche su IlSole24Ore, se non vi sia una fuga in avanti che “che rischia di cogliere impreparati gli stakeholder interessati, e la stessa PA. Il monitoraggio dei progetti finanziati a valere sul PNRR, infatti, deve avvenire, non solo ricorrendo a una classica analisi economico-finanziaria, ma anche in ragione di una valutazione dell'impatto ambientale”.

La prova della Pa (“analizzato in un workshop Sapienza – SNA dal titolo “Crescita sostenibile e Pnrr per la PA”) riguarderà, ad esempio, "la capacità di fissare obiettivi di spesa pubblica associati agli indicatori di sostenibilità, di determinare le scelte di investimento e di finanziamento degli investimenti (anche secondo schemi pay by result) e realizzare una contabilità integrata, di tipo economico-finanziario e di sostenibilità, coerente con le linee guida redatte dalla Commissione europea per la realizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr)".

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