La corsa globale dei green bond

La rinnovata consapevolezza in materia ambientale finirà per apportare importanti cambiamenti nel mondo della finanza. Una tendenza che avanza inesorabile verso la conquista di nuove quote di mercato

La corsa globale dei green bond

Il rispetto e la tutela dell’ambiente conquistano anche la finanza internazionale. Entro il 2023 il mercato delle obbligazioni “eco-sostenibili” dovrebbe superare i due trilioni di euro a livello globale. Queste le previsioni del gestore olandese NN Investment partners sul futuro dei listini in cui sono scambiati i cosiddetti green bond. Titoli finanziari che puntano sulle energie rinnovabili, le tecnologie amiche dell’ambiente, i mercati attenti a non sconvolgere l’equilibrio delle risorse naturali e i progetti ad alto impatto sociale. Puntare su questa particolare tipologia di obbligazioni può diventare un modo per guardare al rendimento ma anche al rispetto del pianeta. Le nuove cifre pubblicate nell’ultimo “Green Bond Funds Impact Report 2020” di NN Investment partners mostrano che i suoi fondi obbligazionari verdi, che attualmente hanno un Aum-Asset under management di 3,8 miliardi di euro, hanno risparmiato 561.211 tonnellate di emissioni di anidride carbonica durante l'anno solare. Evidenze che non fanno altro che favorire la penetrazioni sui mercati finanziari.

La rinnovata consapevolezza in materia ambientale finirà per apportare importanti cambiamenti nel mondo della finanza. Una tendenza che avanza inesorabile verso la conquista di nuove quote di mercato: dinamiche che avranno il loro epicentro nel Vecchio Continente. L’Europa è infatti la patria delle “emissioni verdi”. Secondo gli analisti, la declinazione del programma Next Generation Eu porterà all’emissione di obbligazioni per circa 250 miliardi di euro nei prossimi cinque anni. Le ragioni del successo non sono dovute alla sola attenzione per le risorse naturali; si tratta di prodotti finanziari direttamente collegati a sottostanti e settori in cui si prevede di registrare incrementi a doppia cifra. La cosiddetta transizione ecologica imporrà infatti di sviluppare tecnologie e brevetti realmente capaci di limitare il consumo di combustibili fossili: dinamiche capaci di creare nuovi mercati e attirare importanti investimenti. Douglas Farquhar, client portfolio manager Green bond, è convinto che il cambiamento riguarderà presto anche gli Usa: “Anche se non abbiamo visto alcun segno in questa fase che il Tesoro degli Stati Uniti stia pianificando di emettere obbligazioni verdi o con altre etichette, potrebbe cercare di emulare il successo europeo nel lungo termine”. Ingrediente che risulterà fondamentale anche per perseguire la diversificazione: elemento cardine di tutte le politiche di investimento oculate.

La dinamicità di questo mercato non poteva non attirare le attenzioni della Commissione europea. Organismo deputato alla vigilanza dei fenomeni capaci di innescare un andamento non fisiologico tra gli operatori economici. La Cop26 di Glasgow è stata l’occasione per presentare un dettagliato rapporto in cui emerge con chiarezza il bisogno di una regolamentazione più stringente di questo particolare tipo di investimenti. Mairead McGuinness, commissaria Ue per i Servizi finanziari ed esponente irlandese del Partito popolare, ha usato parole nette in occasione del vertice internazionale: “I mercati dei Green bond e delle obbligazioni sostenibili hanno visto un importante aumento di volume e hanno dimostrato di essere una solida fonte di finanziamento ma è necessario continuare a lavorare allo sviluppo di standard per aumentare la trasparenza”. A fine agosto, un'analisi della Ong Influence Map mostrava che il 71% dei fondi eco-compatibili o collegati a tematiche sociali collocati sul mercato non sono allineati all'accordo di Parigi. Ed ha fatto molto rumore l'indagine delle autorità tedesche e americane su Dws, società di asset management controllata da Deutsche Bank, accusata di greenwashing, pratica commerciale che consiste nel presentare come sostenibili pratiche o prodotti che, in realtà, non lo sono.

La Banca europea degli investimenti-Bei si è mossa in autonomia facendo un primo passo a tutela dei mercati. L’organismo finanziario direttamente collegato ai vertici dell’Unione esaminerà con maggiore severità le qualità degli investimenti presentati come “verdi”. Dall'anno prossimo chi vorrà accedere a un prestito Bei dovraà presentare un'agenda per la decarbonizzazione, e non potrà ottenere finanziamenti se continua a investire in attività ad alte emissioni. Una sfida che riguarderà anche le istituzioni italiane.

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