Le sfide per la finanza sostenibile dopo il Cop26

Il Cop26 ha messo al centro la finanza sostenibile nel quadro delle strategie di lotta ai cambiamenti climatici, segnando una nuova tappa della presa di coscienza del ruolo di tale settore

Le sfide per la finanza sostenibile dopo il Cop26

Il recente Cop26 di Glasgow ha segnato un'evoluzione sistemica dell'approccio globale ai cambiamenti climatici rispetto alla precedente conferenza caricata di eguali aspettative, quella di Parigi del 2015. Allora ad alternarsi sul palco erano stati, a fianco dei principali leader della Terra, da Barack Obama a Xi Jinping, principalmente scienziati, ricercatori, testimoni diretti del cambiamento climatico e portavoce delle battaglie mediatiche a favore del clima nel jet-set occidentale. Nel recente summit scozzese, invece, è stata la volta di imprenditori, manager e finanzieri. E se da un lato per molti giorni l'attenzione è stata puntata sui controversi miliardari-filantropi, da Bill Gates a Jeff Bezos, dall'altro non bisogna dimenticare che l'ampio e complesso mondo della finanza sostenibile si è organizzato per far sentire la sua voce.

Il 3 novembre, in particolare, a Glasgow è andato in scena il "Finance Day", la prima giornata nel quadro di una conferenza internazionale sul clima dedicata alla finanza sostenibile e al ruolo di operatori e autorità per promuoverla. Le banche nazionali delle principali economie del pianeta, compresa la Banca d'Italia, hanno promosso l'impegno a inserire parametri ambientali nel quadro delle loro analisi più strutturate in campo macroeconomico, come del resto già fatto dalla Bce, nella consapevolezza che la disponibilità, per tutti gli operatori di mercato e le istituzioni, di dati coerenti e comparabili sugli impegni presi e gli obiettivi fissati in tema di sostenibilità e di decarbonizzazione sia fondamentale.

Le banche centrali del G20, inoltre, hanno ridato linfa in vista del doppio appuntamento tra il summit di Roma dei grandi della Terra e quello scozzese sul clima a un'analisi di prospettiva sulla finanza sostenibile, che ha riavviato i lavori del “Sustainable Finance Study Group” (SFSG), copresieduto da Stati Uniti e Cina, attribuendogli lo status di gruppo di lavoro permanente (“Sustainable Finance Working Group”).

Sul fronte degli impegni materiali, nella giornata del 3 novembre la presidenza britannica e i suoi partner hanno preso iniziative notevoli. Il sistema finanziario globale ha promosso la volontà di mettere in campo una quantità colossale di risorse, 100 trilioni di dollari, per finanziare una sensibile accelerazione della transizione energetica nei prossimi decenni in modo da raggiungere la net neutrality del sistema nel 2050, ha voluto indicare in 65 dollari la tonnellata il prezzo equo su cui armonizzare entro il 2030 il mercato dei permessi di inquinamento, ha spinto per sottoscrivere a livello di operatori un impegno volto a rendere la City di Londra la prima piazza finanziaria ad emissioni nocive di carbonio pari a zero nei prossimi anni.

Per l'inviato dell'Onu su finanza e clima ed ex governatore della Banca d'Inghilterra, Mark Carney, "a Parigi nel 2015 non c'era consapevolezza nel sistema finanziario della necessità di agire sul clima" e si è dichiarato pronto ad impegnarsi perché dopo il Cop26 "tutte le decisioni finanziarie nel mondo abbiano dietro il clima" e, in generale, si promuovano investimenti verdi e sostenibili capaci di portare "un aumento del Pil globale del 2%" annuo. Carney ha invitato gli operatori a aderire all'alleanza GFan (Glasgow FinancialAlliance for Net-Zero), una partnership tra privati volta a accelerare sugli obiettivi di sostenibilità in cui sono inclusi 400 operatori di mercato tra banche, assicuratori, fondi e fornitori di servizi finanziari. "Tutti i membri del GFan si sono impegnati a tagliare in modo significativo le emissioni al 2030 e arrivare a zero emissioni nette al 2050 - ha spiegato Carney -. Ogni membro deve riferire ogni anno dei suoi progressi a un comitato di controllo formato da ong ed esperti indipendenti".

L'impegno è sistemico e importante, per una sfida senza precedenti: secondo Bloomberg NEF soltanto costruire l’infrastruttura e sviluppare le tecnologie che ci porteranno al traguardo Net Zero emissions richiederà fino a 130 trilioni di dollari da qui al 2050. Serve una svolta di sistema, più che una svolta nel sistema. E la finanza sostenibile può essere l'abilitatore di questo cambiamento di rotta.

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