Fini, i conti non tornano: blitz? Meglio la tregua

Dietrofront di Gianfranco: i suoi non sono abbastanza per fare un
gruppo autonomo Così arriva l’ok alla Santanchè sottosegretario e il
rinvio della legge sulla cittadinanza. <strong><a href="/interni/farepassato_vuol_far_tacere_chi_critica_gianfranco/08-01-2010/articolo-id=412040-page=0-comments=1">Intanto &quot;Farepassato&quot; vuol far tacere chi critica Fini</a></strong>

Roma - Dopo giorni di stress, ieri per Gianfranco Fini è giunto il momento delle valutazioni a freddo. Il presidente della Camera ha intensificato i contatti politici per definire la strategia da adottare nel confronto con il premier Silvio Berlusconi.

C’è un dato di fatto: Fini, nonostante il ruolo istituzionale, vuole contare di più nella gestione del Popolo della Libertà. Di qui la richiesta avanzata, in maniera molto informale, di avere un esponente a lui vicino quale coordinatore del Pdl. A tale scopo avrebbe individuato il vicecapogruppo alla Camera, Italo Bocchino, come candidato ideale a prendere il posto di Ignazio La Russa nel triumvirato alla guida del partito di maggioranza relativa.

E in questa direzione potrebbero essere interpretati i segnali di distensione provenienti da Montecitorio in direzione dell’inquilino di Palazzo Chigi. L’obiettivo è giungere in tempi rapidi a un vertice chiarificatore con il presidente del Consiglio. Fini ha annullato il pranzo in programma oggi con gli esponenti ex An a lui vicini per non avallare l’ipotesi di voler fomentare divisioni, magari creando due gruppi separati alla Camera e al Senato. Ieri, inoltre, hanno taciuto le voci critiche sulla cooptazione di Daniela Santanchè nel governo.
Un altro incoraggiamento potrebbe giungere martedì quando nell’Aula di Montecitorio tornerà in discussione il progetto di legge bipartisan Granata-Sarubbi sulla cittadinanza che, nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto dimezzare i tempi per l’ottenimento del passaporto italiano per gli immigrati regolari da dieci a cinque anni.
Era già previsto che il testo fosse rinviato in commissione Affari costituzionali, ma i sommovimenti degli ultimi giorni hanno fatto temere per il voto. Se la Camera non votasse a favore del rinvio, si dovrebbe deliberare su un provvedimento sul quale la maggioranza non ha una posizione univoca visto il riguardo dei finiani nei confronti della «generazione Balotelli».

È stato il primo firmatario a sgomberare il campo dagli equivoci. «Non vorremmo che un eventuale voto creasse imbarazzi alla maggioranza alla vigilia delle Regionali - ha spiegato Fabio Granata, fedelissimo del presidente Fini - e poi c’è la necessità di riflettere in commissione sui requisiti qualitativi per accedere alla cittadinanza come gli esami di storia e di educazione civica». Ulteriori riflessioni sono poi necessarie sui tempi per la concessione della cittadinanza stessa con particolare riguardo ai minori nati in Italia. Comunque, ha concluso Granata, «nemmeno il Pd, nonostante le dichiarazioni di Franceschini, ha raggiunto un accordo al suo interno».

Tra le ipotesi di uno «scisma» finiano e la ricerca di un dialogo per riequilibrare la linea c’è una profonda differenza. La scelta di ricalibrare le posizioni nasce, evidentemente, da un calcolo che non è solo politico, ma anche numerico. È lecito, quindi, supporre che l’entourage finiano in Parlamento abbia una consistenza inferiore a quella tracciabile sulle mappe del Transatlantico. Un cinquantina di deputati e una trentina di senatori non sarebbero numeri corrispondenti ai dati in possesso degli esponenti di provata ortodossia finiana. Basandosi sui più recenti posizionamenti e sulle repliche a mezzo stampa alle osservazioni del Giornale, il contingente di Fini dovrebbe attestarsi sulla ventina di deputati e sulla decina di senatori. Numeri sufficienti per costituire un gruppo ma non per essere determinanti.

La tattica in questi casi consiglia di procedere a manovre di aggiramento. E in quest’ottica si potrebbe forse spiegare l’incontro di ieri mattina tra Fini e il leader Udc, Pier Ferdinando Casini. Ufficialmente è stata stretta l’intesa che sancisce l’appoggio centrista nel Lazio alla candidata Polverini, anch’ella presente.
Ma l’accordo può rappresentare il viatico per nuove intese. Fini, spogliandosi del proprio ruolo, ha stretto un’intesa politica con una formazione che non fa mistero di voler inserire nell’agenda delle riforme anche una nuova legge elettorale di stampo proporzionale. Il «presidenzialista» Fini potrebbe anche mettere in soffitta un vecchio cavallo di battaglia e giocare di sponda tanto con Casini quanto con il segretario Pd Bersani. Che, pur non essendosi mai espresso chiaramente, è sottoposto al martellamento di coloro che gli ripetono: «Con il maggioritario Berlusconi non lo batteremo mai».

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