Finito l’effetto Zac È ritornata la vecchia Signora

Aiuto, è tornata la Juve di Ferrara. Si, quella svagata, pasticciona e arruffona che sbagliava di tutto e di più. La Juve che perdeva, inventando ogni volta un modo migliore. Questa volta ce l’ha fatta grazie ad una geniale pensata di Grygera che ha lanciato al gol, al raddoppio, al successo Budan e il Palermo. Siamo tornati alla Juve dei musi lunghi e Diego pare aver il nervo teso: gioca da far pena, ma litiga con tutti. Dopo Zaccheroni, stavolta ha messo nel mirino Cannavaro. Segnasse per quanto litiga, sarebbe fenomenale. Invece ieri sera ha dato ragione a chi vorrebbe già fargli cambiar aria.
A proposito, Pastore, il gioiello del Palermo, ha cercato di dimostrare di valere la cifra proposta dal suo presidente (40 milioni più Diego) e quell’altro (Diego) ha fatto tanto per mostrare che Zamparini ha esagerato, ma non troppo. Manninger, dopo 10 minuti della ripresa, ha provato la bontà del suo tiro, guadagnandosi lodi e onori a futura memoria: sventolona e deviazione a far tirare il fiato a tutto lo stadio olimpico torinese. È stata un’illusione. Nella ripresa è arrivata la prima sconfitta dell’era Zaccheroni che finora contava tre pareggi e tre successi. Tra sabato e ieri pomeriggio tutti avevano giocato per consentire alla Signora di appostarsi al meglio in zona Champions. E, invece, la Juve ha disfatto tutta la bella matassa: si è fatta battere e superare in classifica dal Palermo che, a Torino, non perde il vizietto di metterci lo zampino e portare a casa il successo. Come al solito gli assenti sono stati tanti, gli infortuni pesano, ma tanto non basta a spiegare.
Ieri era il compleanno di Diego e Candreva, ma le bollicine sono state amare. Il brasiliano pareva solo un gazzosino, Candreva almeno uno champagnino: ha provato qualcosa sulla fascia destra, salvo farsi venire la malinconia a vedere l’effetto notte. Juve a marce basse, un po’ troppo. Ha passato un’ora di gioco come fosse in passerella: idee poche e confuse. Attacco di dormiglioni, Del Piero e Trezeguet, coppia da vecchie glorie, Diego goffo al tiro e ancor di più nel cercare di restituire anima al gioco. Difesa tranquilla, non sempre perfetta, finché Miccoli non ha caricato il suo destro da Hulk: calcio da maradonino e Manninger esterrefatto e desolato. Il Palermo ha cercato gol e prodotto gioco: niente di straordinario, ma Cassani che pareva un’ala era un bel vedere, Nocerino sguazzante tra le linee bianconere un buon rompiscatole, Migliaccio non ha mai smesso di tirar di lima, Pastore il gioiello che ha preso forza e anima con il passare del tempo.
Insomma la Juve non è mai stata quella squadra che aveva illuso qualche cuore: Cannavaro in campo ed è stato gol di Miccoli: sarà un caso. Sirigu, il porterino che si è appena conquistato la convocazione in nazionale, ha festeggiato evitando scherzi da Candreva, unico tiro decente della Juve nei primi sessanta minuti. Ovvero finché Cannavaro non ha provato a pareggiare il gol di Miccoli. E ci sarebbe riuscito se l’arbitro (anzi il guardalinee che lo ha segnalato) non avesse visto Del Piero in fuorigioco attivo. L’intervento del guardalinee è stato tempista e decisivo, non altrettanto quando Bovo ha steso Diego in area e l’intervento aveva tutta la faccia di un rigore. Certo, oggi è un po’ difficile capirsi, basta vedere cosa è successo in questa domenica: l’Inter è stata graziata (era netto il rigore di Sneijder), il Napoli ha avuto in dono un rigore fasullo, la Roma ha fatto pari anche nei rigori presunti. Non c’è più logica interpretativa. Quindi la Juve potrà lamentarsi oppure no, ma tutti avranno ragione. O torto.
Però questa Juve pareva un cavallone appesantito, Sissoko si è sgonfiato cammin facendo, Chiellini ancora una volta è stato uno dei migliori attaccanti, forse l’unico arrivato ad una conclusione dal sapore del gol. De Ceglie ha corso tanto e combinato poco, Melo il solito svagatone, anche se stavolta Grygera ha fatto di peggio, quando ha ceduto indietro il pallone sul quale si è fiondato Budan, appena entrato, Manninger preso in contropiede e la beffa è stata totale e devastante.