Fmi all'Italia: "Il debito mina stabilità e credito"

I rischi per la stabilità
finanziaria sono allentati con la ripresa economica che ha
preso slancio pur mostrandosi a diverse velocità. Fmi all'Italia: "Il debito potrebbe minare i guadagni raggiunti in termini di
stabilità e prolungare il collasso del credito"

Washington - I rischi per la stabilità finanziaria sono "allentati" con "la ripresa economica che ha preso slancio" pur mostrandosi a diverse velocità. Ma le preoccupazioni per il "rischio-paese delle economie avanzate" potrebbero minare "i guadagni raggiunti in termini di stabilità e prolungare il collasso del credito". A lanciare l'allarme è il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) nel Global Financial Stability Report, precisando che "i livelli del debito nei paesi del G7 sono vicini a raggiungere, in rapporto al pil, i massimi degli ultimi 60 anni".

Il deficit italiano Nell’anno fiscale 2010 il rapporto deficit strutturale-pil italiano si attesterà al 3,5%, mentre il debito-pil al 118,6%. Nelle tabelle pubblicate nel Global Financial Stability Report si constata come Grecia e Portogallo siano i due stati membri dell’area euro che presentano il maggiore rischio paese per gli altri paesi della stessa Eurolandia. Seguono a distanza la Spagna, con alle sue spalle l’Italia. In un box dedicato a come misurare la trasmissione del rischio fra i paesi di Eurolandia, il Fmi constata come dal periodo ottobre 2008-marzo 2009 a ottobre 2009-febbraio 2010 il contributo dell’Italia, in termini di punti percentuali, alla creazione di stress all’interno dell’area euro è sceso da 11,4 punti a 11 punti, rispetto al balzo della Grecia (da 8,8 punti a 21,4 punti), del Portogallo (da 7,7 a 18,0 punti) e della Spagna (da 9,6 a 12,7 punti). Fra l’ottobre 2008 e il marzo 2009, ovvero nel pieno della crisi, i paesi dell’aera euro che suscitavano le maggiori preoccupazioni per la loro esposizione all’Europa dell’Est, per il loro sistema finanziario nazionale o per le loro condizioni di bilancio erano quelli che trasmettevano il maggior rischio paese agli altri stati. Dall’ottobre 2009 al febbraio 2010, invece, la situazione è cambiata «con Grecia e Portogallo e con meno intensità Spagna e Italia divenute i paesi che contribuiscono maggiormente al trasferimento del rischio paese a altri stati. Questo "riflette un cambiamento delle preoccupazioni del mercato dalle vulnerabilità del settore finanziario a quelle di bilancio".