Il Fmi promuove i conti italiani ma preme sui tagli alle spese

Come affrontare le future sfide di bilancio. Ce lo dice il Fondo monetario internazionale nel suo periodico «Fiscal monitor report» diffuso ieri. Tuttavia, sottolinea il Fondo, per il futuro «i maggiori passi in avanti si attendono dall’implementazione del federalismo fiscale». In definitiva buone notizie: i conti pubblici italiani tengono. E per arrivare al rapporto debito-Pil del 60% nel 2030, si rende necessario, fra il 2010 e il 2020, un aggiustamento del 4,1%, decisamente inferiore a quello richiesto alla Francia (8,3%) e in linea con quello della Germania (4%).
Il deficit italiano si attesterà al 5,2% del Pil nel 2010 per calare nel 2011 al 4,9%. Secondo le tabelle dell’Fmi, il trend al ribasso proseguirà anche negli anni successivi: 4,7% nel 2014 e 4,6% nel 2015. Per quanto riguarda il debito, il Fondo monetario prevede che quest’anno si attesterà al 118,6% per poi salire al 124,7% nel 2015. Negativo sia nel 2010 sia nel 2011 l’avanzo primario (-0,8% nel corso di quest’anno e -0,3% nel prossimo). Avanzo che comunque tornerà positivo, ma solo nel 2014 (+0,8%).
Sotto controllo la spesa previdenziale, che salirà dello 0,7% nei prossimi 40 anni (dal 14 al 14,7% del Pil), mentre le preoccupazioni maggiori riguardano la spesa sanitaria che passerà dal 6,3% (2010) all’11% nel 2050. Quindi, secondo l’Fmi, l’incidenza della sanità sui conti pubblici merita più attenzione. La bolletta sanitaria, infatti, lieviterà anche a causa dell’invecchiamento della popolazione.
L’Italia, in sostanza, viene classificata fra i Paesi con una «media necessità» di piani di aggiustamento fiscale (fra 3 e 6% del Pil), insieme con Cina, Canada e Germania. Al livello più elevato, invece, il Fondo monetario inserisce Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Giappone (quest’ultimo gravato da un debito pari al 217,7 % del Pil). A differenza di altri Paesi, poi, sul deficit italiano non ha gravato il peso delle misure di sostegno varate per fronteggiare la crisi. Rispetto a un impegno preventivo pari all’1,3% del Pil, infatti, l’effettivo utilizzo delle misure di sostegno è stato dello 0,3% (4,9% negli Usa).
Quindi i consigli. L’Fmi, infatti, sostiene che l’Italia potrebbe aumentare le entrate pubbliche con una serie di misure fiscali, Iva in primis, che sommate arriverebbero al 5,1% del Pil. Si tratterebbe di un miglioramento della politica Iva (lotta all’evasione, riduzione delle esenzioni e delle agevolazioni). I «buoni consigli» suggeriscono poi l’aumento delle imposte su alcol e tabacco (0,3%), sulla benzina (0,3%), sugli immobili (1%). Perchè, infine, non istituire una tassa sulle emissioni di anidride carbonica (0,5%)? Intanto il Tesoro sta definendo una manovra da 5 miliardi (risparmi dalla pubblica amministrazione). Sembra ormai probabile «una moratoria» per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego 2010-2012, che potrebbe essere addirittura triennale, con uno slittamento, dunque, al 2013. Si valuta anche un taglio «pesante» ai costi della politica.
Quanto, invece, allo scenario internazionale, l’Fmi precisa che se il debito pubblico non tornerà a livelli pre-crisi, la crescita potenziale delle economie avanzate potrebbe ridursi dello 0,5% annuo e il debito pubblico salire, al 2015, di 20 punti percentuali a circa il 110% del Pil. Fra i paesi del G-7 il rapporto debito-pil salirà a livelli superiori rispetto a quelli raggiunti nella Seconda guerra mondiale.

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