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Follia al Tour: 2 ciclisti feriti a colpi di pistola

Nella 13esima tappa tre proiettili di ferro sparati con una pistola ad aria compressa: feriti Freire e Dean. Curati in corsa, hanno proseguito. Si pensa al gesto di un folle 

Follia al Tour: 2 ciclisti 
feriti a colpi di pistola

Alla faccia del venerdì 17, alla tappa numero 13, e al diluvio quasi universale che ha bersagliato per tutto il giorno la tappa della “trilogia de Vosgi”. Ieri la giornata ha regalato l’ennesimo exploit di Nocentini, rimasto in maglia gialla, ma anche la pazzia. Al km 155, quando ne mancavano 45 al traguardo, un uomo tra la folla ha sparato tre proiettili di ferro con una pistola ad aria compressa: uno è andato a vuoto, il secondo ha colpito al polpaccio Oscar Freire («Ho sentito gli spari e poi un dolore lancinante alla gamba»), il terzo ha ferito di striscio alla mano il neozelandese Julian Dean. I due, curati in corsa, hanno comunque chiuso la tappa, la Gendarmerie ha aperto un’inchiesta, si pensa a un gesto di un folle. Ma è incredibile che gli organizzatori non abbiano dato alcuna comunicazione.

Quanto a Rinaldo Nocentini, siamo alla settima maglia gialla consecutiva. «Ve l’avevo detto, me lo sentivo ­ dice raggiante -. La tappa non era semplice, ma si poteva fare. Ho corso con grande attenzione e tutto è filato liscio. I big non si sono attaccati? Meglio così. Avranno tempo per farlo. Già da domenica, con l’arrivo in quota. Lì mi aspetteranno tutti al varco: io spero di poter sorprendere ancora».

Ci ha preso gusto Rinaldo, «eroe per caso», «uomo delle sette meraviglie», il «Nocentini sette bellezze» e chi più ne ha ne metta. Il suo destino sembrava segnato, lui ha tirato dritto. Adesso la strada dice che se tutto dovesse andare come dovrebbe, oggi a Besançon, l’ottava maglia ce l’ha già in valigia. Con le sue sette meraviglie ha eguagliato Learco Guerra e Francesco Moser, se questa sera dovesse arrivare a otto, raggiungerebbe Claudio Chiappucci. Prossimo obiettivo le nove di Fiorenzo Magni, «ma la cosa mi sembra un tantino più complicata», ammette lui.

Bisogna anche dire che è un Tour molto sottotono, disegnato molto male e corso peggio. Basti dire che ieri, in una tappa bersagliata dal maltempo e senza un metro di pianura, un velocista ha vinto in montagna: una rarità. Heinrich Haussler, velocista che ha già dimostrato di sapersela cavare in salite non troppo impegnative, compie un'impresa, partendo nei primi km con un piccolo gruppetto di fuggitivi e poi vince in perfetta solitudine la 13ª tappa, da Vittel a Colmar, superando cinque gran premi della montagna, fra i quali uno di prima e uno di seconda categoria. Dietro i big preferiscono non muoversi. In mattinata, prima della partenza, l'Astana annuncia invece il ritiro di Leipheimer (4° in generale a 39" dal leader), che l’altro giorno, in prossimità dell’arrivo di Vittel è rimasto coinvolto in una caduta e si è fratturato un polso.

L'iniziativa del tedesco Heinrich Haussler, del francese Sylvain Chavanel e dello spagnolo Ruber Perez Moreno è coraggiosa: scalano insieme il Col de la Schlucht, poi Perez Moreno perde terreno e sul Col du Platzerwasel Chavanel precede di poco Haussler, con il gruppo maglia gialla staccato di 3'10". Nella discesa il tedesco si scatena e stacca il compagno di fuga.

Sorridente, dopo l’ennesima giornata all’attacco, Franco Pellizotti, terzo al Giro d’Italia, e da ieri sera fasciato con la maglia a «pois» di miglior scalatore. Non saremo qui per vincere il Tour, ma una cosa è certa: lo stiamo onorando.

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