Sabrina Cottone
È la cosa più prosaica e però ha il suo bel perché. Lincasso della Scala per la prima di Aida è di due milioni e trecentottantamila euro, quasi il venti per cento in più dellanno scorso, quando ad aprire la stagione era stato lIdomeneo di Mozart diretto da Daniel Harding. A volare alto pensa subito il regista, il ritrovato Franco Zeffirelli: «Questo spettacolo non sarebbe stato possibile in nessun altro teatro, nella prima di Aida cè lanima della Scala e è la dimostrazione che il Piermarini resta il più grande teatro del mondo».
Il giorno dopo SantAmbrogio, gli applausi sovrastano le critiche, che contribuiscono a rendere più animato e verace il clima dello spettacolo. È entusiasta anche Carlo Fontana, lex sovrintendente licenziato in malo modo nella primavera del 2005, tornato alla Scala dopo una lunga assenza: «È uno spettacolo che recupera in modo molto deciso la nostra identità nazionale nel nostro modo di fare opera. Per noi il melodramma è questo. Ben vengano le critiche prevedibili, ben venga la voglia di tornare a discutere, di partecipare, di condividere un evento». Secondo lex sovrintendente, è la prova che i tempi sono cambiati: «Si avverte il clima di una Scala liberata». Unallusione ai dissidi con Riccardo Muti? «Non lo dico, ma dico che non ci sono più gli effetti intimidatori della cultura con la c maiuscola, anzi con la K». Qualche rimpianto non manca e neppure qualche accusa: «Prima sulla Scala cera una cappa e gli spettacoli si scontravano con questa cappa. La cultura è gioia, divertimento. È dionisiaco, non flagellazione».
Coglie e apprezza la gioiosità ritrovata anche Andrée Ruth Shammah, la regista alla guida del Teatro Franco Parenti. «È stata una bella serata, cera in giro gente allegra, contenta e questo è molto importante». Qualche dubbio tecnico su regia e scenografia: «La parte del fasto era giusta, rappresentava laspetto sociale. A mio avviso Zeffirelli avrebbe dovuto mettere in gioco la stessa compensazione che cè nella musica di Verdi tra intimità e magniloquenza. Quando si parla di sentimenti, avrei preferito vedere meno luci e anche alla fine cera troppo luce, le sbarrettine laterali impedivano i chiaroscuri. Forse giocando più sulla profondità, sarebbe stato possibile non vedere in primo piano lEgitto quando si parla damore».
Lallestimento è molto piaciuto a Vittorio Sgarbi. «Non esiste regista che meglio di Franco Zeffirelli sia capace di interpretare Aida, che è un capolavoro del costume. Neppure Luchino Visconti, se fosse vivo, potrebbe fare meglio: era troppo chic. Invece Zeffirelli ha una predisposizione alleccesso perfetta per Aida.
Fontana: «Cera il clima di una Scala liberata»
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