Formigoni: "Vinco in tribunale e nelle urne"

Il presidente sfodera certezze: «La competizione sarà regolare e avrà un vincitore. E scommetto che sarò io» I vertici regionali del movimento si difendono. Podestà e Corsaro: «L’esclusione? Ipotesi puramente teorica». Il Popolo della Libertà: «Questo caso non c’entra niente con i problemi di Roma»

Formigoni: "Vinco in tribunale e nelle urne"

«Non ho nessun dubbio nel sapere con certezza che il nostro ricorso sarà accolto e che quindi la gara sarà pienamente regolare e avrà un vincitore». E ancora: «Faccio una scommessa: il vincitore sarò io. Sono un candidato perfettamente regolare». Roberto Formigoni gioca anche con le parole e usa tutte le espressioni possibili per eliminare dubbi sulla sua corsa per il Pirellone. Rivendica esperienza politica e burocratica: «Noi conosciamo perfettamente le leggi e anche le modifiche. Formigoni, il Pdl, la Lega sono sempre stati perfettamente in campo e faccio una scommessa: sarò io a vincere».
Sembra incredibile che a finire nel caos sia stata proprio la lista di Formigoni, presidente al suo quarto mandato. Eppure è accaduto. La Corte d’Appello di Milano ha accolto un’istanza dei radicali e ha deliberato la non ammissione della Lista per La Lombardia, di cui Formigoni è capolista, per invalidità di 514 firme. Il tempo per il ricorso scade oggi alle quattordici, poi l’Ufficio elettorale della Corte d’Appello avrà ulteriori quarantotto ore per decidere.
I vertici regionali del partito si affrettano a convocare una conferenza stampa per spiegare come sia stato possibile. Il coordinatore regionale del Pdl, Guido Podestà, e il suo vice, Massimo Corsaro, ricevono i giornalisti a Palazzo Isimbardi e entrano nel dettaglio dei cinquecento cavilli. «Siamo sereni e tranquilli, perché tutte le firme contestate sono assolutamente valide - spiega Podestà -. Abbiamo elementi giurisprudenziali che, siamo convinti, faranno superare le obiezioni posteci». Aggiunge Corsaro: «Non c’è nessuna delle 514 firme non considerate valide, magari perché il timbro dell’autenticatore è quadrato e non rotondo, che non rientri in casistiche già acclarate da sentenze del Consiglio di Stato o da qualche Tar». I due rivendicano il lavoro fatto: «Abbiamo operato a norma di legge. Bastavano 3.500 firme e ne abbiamo presentate quattromila. Alla fine sono rimaste nelle sede del partito alcune firme non prodotte». Conclude Corsaro: «Questo caso non c’entra niente con quello di Roma».
Il Carroccio non getta acqua sul fuoco. «La Lega nord salva Formigoni presidente» è il titolo della Padania di oggi. «Nonostante il tentativo di bloccare la lista e quindi di modificare l’esito elettorale del 28 e 29 marzo - spiega il segretario lombardo, Giancarlo Giorgetti - vi è una soluzione giuridica e pratica alle contestazioni mosse dalla Corte. Piena fiducia, quindi sul riscontro del ricorso che sventa il tentativo di togliere dalla scena il Carroccio».
Le irregolarità contestate sono mancanza del timbro tondo sui moduli (136 firme), mancanza della data di autentica (121), mancanza del luogo di autentica (229), mancanza della qualifica di chi ha autenticato (28). In tutto 514 sottoscrizioni non valide su un totale delle 3935 presentate, che hanno fatto scendere a 3421 il numero dei supporter della lista Formigoni. Ne mancano settantanove validi per arrivare a quota 3500.
I vertici regionali del partito presenteranno entro oggi alle 14 le loro controdeduzioni e la Corte d’Appello avrà altre quarantotto ore per decidere. Ma l’esclusione del listino di Formigoni, secondo il coordinatore regionale Guido Podestà e il suo vice, «è una pura ipotesi accademica».