Francia, insultare il coniuge sarà reato

L'accusa sarà quella di violenza psicologica, punibile con 3 anni di carcere e 75mila euro di ammenda

Insultare il proprio coniuge, marito o moglie, anche senza infliggere danni fisici, sarà presto punito come un crimine in Francia. L'accusa sarà quella di violenza psicologica. Lo prevede il testo di un disegno di legge presentato dal governo secondo cui quello che una volta era un fatto meramente privato assumerà ora un rilievo penale. Saranno reato - punibile con tre anni di carcere e 75mila euro di ammenda - tutte quelle «azioni o parole ripetute con l'obiettivo o l'effetto di degradare le condizioni di vita della vittima», «i suoi diritti e la sua dignità», fino a «provocare un'alterazione della sua salute fisica o mentale».
Un reato diffuso soprattutto negli ambienti sociali più elevati. «Gli autori di violenze psichiche - spiega il legale di una donna francese che finalmente spera di avere giustizia - sono persone con un vuoto affettivo, per le quali il denaro ha un ruolo fondamentale nella manipolazione del partner. Sono in genere professionisti che guadagnano bene, ma che al momento del divorzio fanno di tutto per risultare disoccupati o nullatenenti», rendendo difficile anche il riconoscimento degli alimenti al coniuge.
«Non esistono statistiche in merito. Anzi, la società continua addirittura a negare che esista il problema, sostenendo che si tratta di 'ingerenza nella vita familiarè», aggiunge Laurent Hincker. «È ora che, come per le guerre umanitarie, si introduca il diritto, anzi il dovere, di ingerenza nelle famiglie, soprattutto quando di mezzo ci sono i bambini», conclude l'avvocato, ricordando la drammatica strage di sabato scorso a Haguenau, in Alsazia, dove un padre separato, già condannato per minacce e violenze contro la moglie, avrebbe sgozzato le sue tre bambine prima di togliersi la vita.

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