Gasperini: "Milito il messia ma Borriello che volontà. E poi la storia con Belen..."

Il tecnico genoano che li ha lanciati si schiera e punta su Diego: "Marco? Quanto l’ho stuzzicato sul gioco in area di Inzaghi"

Di uno dei due bomber del derby di Milano, Diego Milito targato Inter e Marco Borriello griffato Milan, avrebbe un bisogno disperato. Uno o l’altro, senza far caso alla scelta, e sarebbe ancora a cavallo, come ai vecchi tempi, uno o due anni prima, non un secolo fa. Col suo Genoa infatti è rimasto a secco di attaccanti, nonostante l’arrivo di qualche rinforzo (Suazo). «Devo portare pazienza altri dieci giorni, poi li recupereremo e torneremo a volare» è il suo ottimismo sbandierato quasi come un anti-depressivo per questi giorni difficili che pure non stropicciano il capolavoro realizzato da Giampiero Gasperini, dalle parti di Genova, col Grifone. E non gli impedisce certo di prendere il cellulare per rispondere alle domande sul duello rusticano di domenica notte a San Siro e di stilare le sue pagelle. Che tradiscono una preferenza, per Milito, ma segnalano anche una grande soddisfazione: la scommessa vinta con Borriello.

LE DIFFERENZE Ecco allora le differenze. Non da poco, scandite soprattutto dalla partenza. Borriello arrivò a Pegli, centro di allenamento del Genoa, tra sospetti diffusi e qualche dispetto, «perché era stato nella Samp e il suo gradimento era a forte rischio presso il pubblico» ricorda Gasperini. «Borriello fu voluto fortissimamente da Preziosi, il presidente, poi mi convinsi anch’io puntando tutto sulla sua grande voglia di riscatto». Diverso invece l’approccio di Milito, accolto come «un messia». «Lui era un giocatore fatto, aveva lasciato un ricordo incredibile, la sua partenza a causa della retrocessione aveva determinato enormi rimpianti» è la ricostruzione del tecnico. Costretto anche a spiegare perché mai sia l’uno che l’altro erano sfuggiti all’attenzione dei grandi club. Milito in Spagna, pur seminando molti gol, era rotolato in B col Real Saragozza, Borriello non aveva sfondato da nessuna parte né alla Samp né a Empoli, né a Reggio Calabria né a Milanello. «Discutevano anche del ruolo di Diego: non puoi farlo giocare da punta centrale, mi ripetevano i primi tempi»: Gasperini si toglie qualche sassolino adesso che Milito è ad Appiano Gentile e ripete da quelle parti, con Mourinho, le imprese balistiche realizzate col Grifo.

IL RENDIMENTO Qui, più che ai giudizi, bisognerebbe rivolgersi ai numeri che sono molto eloquenti. «Borriello concluse con 19 gol, centrò un po’ di pali e solo per questo non vinse la classifica, Milito è stato fondamentale nel dare sicurezza alla squadra e nel trascinarla in alta classifica» è la sintesi di Gasperini. Furono il tigre nel motore del Genoa, insomma. Quando Milito si fermò per un infortunio, il Genoa pagò pegno. «Rimase fuori per 9 partite, nelle altre ebbe un rendimento ridotto al 50%» segnala ancora il primo mister italiano dei due bomber del derby di Milano.

IN ALLENAMENTO Col napoletano non fu facile all’inizio, con l’argentino invece sì. «Perché convincere Marco dell’utilità di allenarsi con i nuovi metodi del Genoa non è stato un passaggio scontato. Appena ha intuito i vantaggi di quella scelta, si è adattato alla novità. Allo stesso modo si è comportato Diego e da quei giorni non c’è stato bisogno di richiamarli. Hanno lavorato duro».

VITA PRIVATA Persino nella vita privata, sono stati uno diverso dall’altro, Milito un frate trappista, Marco inseguito dal gossip per la presenza al suo fianco di Belen. «Era una bella coppia, molto felice e affiatata. Anche Belen era molto coinvolta, s’interessava e addirittura è diventata tifosa del Genoa da quel periodo» le foto private mostrate dal tecnico del Genoa. Milito no. «Lui ha la famiglia, gli amici e il campo di allenamento» manda a dire Gasperini. In questo triangolo si snoda una carriera vissuta da sempre lontano dalle luci della ribalta.

CONSIGLI Ne ha avuti per tutti e due, Giampiero Gasperini, ai tempi di Borriello e Milito in rossoblù. Consigli non per gli acquisti ma per migliorare la performance. Come quando prendeva da parte l’attuale centravanti milanista per dirgli: «Guarda Inzaghi come si muove quando arriva in area di rigore. Vai dentro come lui, rischia il fuorigioco ma vai dentro a fare pressione». Anche a Genova Borriello era tormentato da Pippo a cui adesso ha soffiato quasi tutto, tranne che l’affetto del popolo rossonero.

DA CONVOCARE L’ultimo quesito è forse il più suggestivo. Scusi, Gasperini, ma se fosse Ct di una qualche Nazionale, chi convocherebbe tra Borriello e Milito? «Non faccio il democristiano: oggi chiamarei Milito, a giugno Borriello. Contento? Così sa come la penso anche Lippi».
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