Genoa, iscrizione in extremis dopo il no allo «spalmadebiti»

La società ha versato 13 milioni di euro di Irpef e ha anche deliberato un nuovo aumento di capitale

Genoa, iscrizione in extremis dopo il no allo «spalmadebiti»

Con in bocca il sapore amaro dello sgarbo, l’ennesimo dopo l’inchiesta sulla presunta frode sportiva che sta coinvolgendo il Genoa, Enrico Preziosi ancora una volta si è assunto gli oneri della società rossoblù: 13 milioni di euro in viaggio da Genova a Roma per pagare gli arretrati dell’Irpef, in parte ereditati anche dalla gestione di Luigi Dalla Costa. Si è assunto gli oneri ma non gli onori visto che in Lega nell’ultimo periodo il Genoa cfc è stato quantomeno snobbato: quasi tutte le società che avevano chiesto lo «spalmadebiti» per far fronte agli arretrati con il Ministero delle Entrate sono state accontentate, Lazio compresa. Erano sei le società con problemi di Irpef, ma solo il Genoa (insieme al Perugia con 23 milioni di euro di «buco») si è trovato a fronteggiare una situazione quantomeno anomala: no alla «sospensione» del debito come aveva chiesto il presidente Enrico Preziosi ma tutti gli arretrati in un’unica trance. E così alla fine il club rossoblù si è adeguato alla linea dura pretesa dalla Lega, dopo anni di via libera senza intoppi a società ridotte sul lastrico come la Roma e la stessa Lazio. La conferma dell’iscrizione al campionato è arrivata proprio dal numero uno del Genoa: «Abbiamo provveduto - dice - a pagare circa 12 milioni di euro di Irpef. Vuol dire che abbiamo tutte le intenzioni di far bene e non è vero che siamo in difficoltà ad iscriverci al campionato».
Ma in casa rossoblù per due giorni è stata una frenetica corsa contro il tempo che ha tenuto impegnati l’amministratore delegato Davide Scapini e il direttore generale Stefano Capozucca. Preziosi infatti aveva chiesto una sospensione dei debiti (di cui sei accumulati dalla precedente gestione di Luigi Dalla Costa), proprio per poter risolvere in tutta tranquillità l’inchiesta su Genoa-Venezia e Piacenza-Genoa. Sospensione che invece gli è stata negata. «Ho appreso la notizia all’ultimo - ha commentato il Re dei Giocattoli - senza avere il tempo necessario per mettere le cose a posto con un pò di tranquillità e ora non mi resta che tirare fuori tutti i soldi e in una volta sola».
In realtà Scapini ha lavorato cercando di chiedere una nuova «rateizzazione» con il fisco, ma nemmeno questo tentativo è bastato al Genoa per avere il via libera della Lega.
Ieri infatti a Milano hanno analizzato le prime carte: in regola le liberatorie firmate dai giocatori rossoblù che hanno dichiarato di aver ricevuto il pagamento degli ultimi stipendi, mentre Preziosi è stato costretto a rientrare nei parametri senza avvalersi della possibiltà di saldare gli arretrati entro il 14 luglio, data ultima per ottenere il palcet per l’iscrizione al campionato.
In serata da Milano hanno comunicato, informalmente, quali società sono ancora definite a rischio: «Non credo - ha detto Preziosi - che sia l’ultimo atto di una congiura contro di me. Però vorrei che non fossero applicati due pesi e due misure». Anche perchè nei giorni scorsi Lazio e Messina avevano chiesto al fisco di poter dilazionare i debiti Irpef. Richiesta ovviamente accolta da parte del Ministero delle Entrate, che è andato incontro anche a club che stanno vivendo situazioni molto più gravi rispetto a quella rossoblù, a cominciare dalla stessa Lazio che deve versare 6 milioni di euro, parte già di una dilazione in 23 anni e dal Perugia, unico club a rischio.
Nulla a che vedere, quindi, con la posizione del Genoa che si è trovato a fronte all’onere di versare i 13 milioni senza «spalmadebiti».
«Non posso lasciare andare a rotoli la mia società e pagherò», aveva detto due giorni fa il Re dei Giocattoli. In realtà la conferma che tutto è stato sistemato è servita soprattutto ai tifosi per poter tirare un sospiro di sollievo dopo le ultime vicende: «Nessun problema - hanno fatto sapere sapere da Pegli - i soldi saranno regolarmente versati e in più abbiamo provveduto ad un aumento di capitale di 6 milioni di euro».
E così, con l’animo più sereno, la nuova battaglia è iniziata proprio nella sede della Lega a Milano: Preziosi, dimissionario, era presente ma non ha partecipato, mentre c'era il direttore generale del Piacenza, Maurizio Riccardi, che ha risposto con toni piuttosto accesi al patron rossoblù che lo aveva sollecitato a pensare ai problemi del suo Perugia, accusandolo di troppo livore ennla gara contro gli uomini di Cosmi: «Ho visto anch'io le dichiarazioni del presidente del Genoa. Non ci sembrava di aver vinto la Coppa dei Campioni, ma solo di aver giocato una partita come vorremmo la giocassero tutte le squadre di tutte le categorie senza lasciarsi condizionare dai momenti del campionato. Ora sta inseguendo dei fantasmi se pensa ad un complotto contro il Genoa. Credo che debba curare qualcosa di suo e non interessarsi dell'esultanza dei giocatori del Piacenza al gol del pareggio contro il Genoa».
Il presidente rossoblù è tornato invece a parlare dell’inchiesta che lo vede coinvolto: «La fuga di notizie è un malcostume italiano. Mi pare che i processi si facciano prima sui giornali e in televisione piuttosto che nelle sedi competenti, e questo è l'aspetto peggiore della nostra giustizia. Io comunque sono strafiducioso e infatti sono venuto qua per la campagna acquisti e non per il Consiglio di Lega dal quale mi sono dimesso».
Comunque sia il tassello più importante è stato posto: il Genoa è già iscritto al prossimo campionato.

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