Genova Strangola il suo bebè E si ammazza come fece la madre

GenovaL’ha lavato, gli ha messo il pannolino pulito e la tutina leggera. Poi l’ha adagiato accanto a sé sul lettone, come faceva sempre per calmarlo dai suoi pianti di neonato. Infine ha preso dal comodino il cavo della batteria del cellulare e gliel’ha stretto forte attorno al collo. Fino a soffocarlo. Sabrina Ricci, 35 anni, ha ucciso così il suo bambino di appena diciannove giorni in un appartamento in un seminterrato di corso Martinetti, nel quartiere genovese di Sampierdarena. Poco dopo per sé ha scelto una barbara agonia: si è stretta al collo un cappio fatto di filo di nylon che ha legato alla testata del letto lasciandosi morire lentamente. I due corpi sono stati trovati dal padre della ragazza, arrivato ieri mattina nell’appartamento della figlia preoccupato perché non la donna non rispondeva la telefono dalla sera prima.
L’uomo sconvolto, ha chiamato i vicini chiedendo aiuto e immediatamente sono arrivati i soccorsi. Ma non c’era già più nulla da fare: le morti, secondo il medico legale, risalirebbero al pomeriggio o alla sera di martedì scorso. Le indagini della squadra mobile della questura hanno confermato l’ipotesi dell’infanticidio provocato al forte stato di depressione della mamma che tuttavia non avrebbe lasciato alcun biglietto per spiegare il suo gesto. Spiegabile forse, però, se si analizza la situazione legata alla nascita del piccolo Lorenzo, frutto della relazione della ragazza con un uomo sposato, un siciliano più anziano di lei di dieci anni e padre di altri figli. L’uomo aveva assicurato alla compagna l’aiuto economico, ma non aveva voluto riconoscere l’ultimo nato. Nonostante il profondo affetto con il quale il piccino era stato accolto in famiglia da Renzo Ricci, il nonno materno, un infermiere che si prodigava in ogni modo per aiutare figlia e nipotino, la donna era sprofondata in una disperazione senza fine, ma silenziosa. Tanto che a parte la normale stanchezza di tutte le mamme del mondo, i vicini di casa di Sabrina non si erano accorti di nulla.
L’appartamento, nel quale la ragazza madre si era trasferita da poco, è stato trovato pulito e in ordine. Lo stesso neonato era curato e sazio. Ma la tragedia di Genova, tanto simile a tante altre storie nere di mamme cadute nel baratro della depressione, potrebbe avere anche un motivo in più, nascosto nel passato di Sabrina. Che era, a sua volta, orfana di una mamma morta suicida. La circostanza, confermata in ambiente investigativo, secondo alcuni conoscenti della donna ne avrebbe alterato i comportamenti già in giovane età, spingendola ad allontanarsi dal padre. Poi il lungo rapporto con il compagno e la nascita del figlioletto, lo scorso 7 agosto.

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