«Funerali solo quando li avremo ritrovati tutti»

Tre vittime della tragedia di molo Giano, nel porto di Genova, sono morte per annegamento. Le altre quattro per politraumi da schiacciamento. È il doloroso esito delle autopsie sulle sette vittime recuperate dalle macerie, mentre ieri in serata è stato individuato sotto le mecreie una parte del corpo di uno dei due dispersi, il maresciallo di Guardia Costiera, Francesco Cetrola, 38 anni, e il sergente Gianni Jacoviello, di 33. Gli esami autoptici sulle vittime ritrovate sono stati svolti all'istituto di Medicina Legale dell'ospedale San Martino dove il personale ha accertato le cause dei decessi senza procedere ad autopsie complete, essendo chiara la dinamica della morte dei sette militari e piloti del porto. Da ieri poi le salme sono state «liberate» dall'autorità giudiziaria e sono state riconsegnate alle famiglie, che hanno chiesto però che, per celebrare i funerali in Duomo, si attenda di ritrovare anche i corpi ancora dispersi. La camera ardente delle vittime sarà allestita in Capitaneria e oggi sarà riservata ai soli familiari, mentre domenica, dalle 10 alle 20,30 sarà aperta alla cittadinanza. Intanto i sommozzatori ieri mattina hanno individuato tra le macerie in mare la cabina dell'ascensore, e hanno ritrovato semisepolto nella melma, sotto la torre piloti crollata, il registratore digitale delle trasmissioni Vhf dei piloti stessi. L'apparecchiatura sarà messa sotto sequestro. Infine migliorano le condizioni dei quattro feriti. Il più grave, Enea Pecchi, è sempre in Rianimazione ma «le sue condizioni sono in lento miglioramento».

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