I bus Amt scioperano E gli utenti pretendono il risarcimento danni

(...) del turbamento della regolarità dell'ufficio o l'interruzione del medesimo, pur senza aver cagionato in concreto l'effetto di una cessazione reale dell'attività o uno scompiglio durevole del funzionamento, siano stati idonei ad alterare il tempestivo, ordinato ed efficiente sviluppo del servizio, anche in termini di limitata durata temporale e di coinvolgimento di uno solo settore». In parole povere: pare che ci siamo dentro fino al midollo, in questo sconquasso dei dipendenti (e dei sindacati) dell'Amt che sostengono di non far viaggiare i mezzi, in particolare i più vecchi, in quanto potenzialmente insicuri. Così molti bus sono rimasti in autorimessa. Con l'effetto di condizionare l'Azienda mobilità e trasporti e strappare condizioni di lavoro e stipendio più favorevoli, ma con la conseguenza pratica e perversa di costringere i cittadini a subire disagi gravissimi, ingiustificabili e incomprensibili. Tanto più in uno scenario economico in cui «se non c'è il bus, mica si può sostituirlo col taxi!».
Per questo, di fronte alla protesta a oltranza dei lavoratori Amt che anche ieri ha sconvolto il trasporto pubblico - alle fermate si poteva restare in attesa qualche minuto, ma più spesso mezz'ora, o addirittura non avere speranze di passaggio del bus di una certa linea, e solo dopo le 17 la situazione è andata normalizzandosi -, la rivolta degli utenti ha preso campo. E se n'è resa interprete Assoutenti, che riunisce le varie organizzazioni di tutela dei consumatori: «In relazione ai gravissimi disagi subiti dai cittadini genovesi a causa dell'illegittima prosecuzione dello sciopero di martedì - sottolinea una nota dell'associazione firmata da Furio Truzzi e Stefano Salvetti - stiamo raccogliendo le richieste di risarcimento dei danni e dei disservizi subiti, per l'invio di un esposto alle autorità al fine di ottenere giustizia per quanto accaduto».
Durissima, intanto, la presa di posizione - per il momento, solo a parole - del sindaco Marco Doria, secondo cui «la protesta è pretestuosa e non si può giocare sulla pelle dei cittadini». Parole sante, se non fosse che Doria, «azionista di maggioranza» dell'Amt, è assolutamente allergico a qualsiasi ipotesi di vera privatizzazione di un servizio che, mantenuto nell'ambito del «pubblico», funziona sempre peggio e costa sempre di più. A giudizio del primo cittadino, comunque, «gli autobus Amt che circolavano nelle ultime settimane a Genova possono circolare anche adesso, c'è un atteggiamento pretestuoso da parte dei sindacati che fa pagare un prezzo inaccettabile ai cittadini. I mezzi pubblici sono dei beni comuni pagati con i soldi dei cittadini - aggiunge Doria -, devono viaggiare. Non voglio negare che possano esistere dei problemi di messa a punto, però sono sufficientemente adulto per capire quando si tratta di pretesti e quando di problemi reali». La stoccata finale: «Se ci sono dei problemi di sicurezza, ci sono gli addetti che hanno il dovere di verificarli. Ma l'azienda ha il dovere di verificare quando il ripetersi di segnalazioni sia pretestuoso. Un'altra cosa è rispettare il diritto allo sciopero secondo le procedure di legge previste». Poi, il sindaco si concede uno spot a favore della civica amministrazione: «Abbiamo tre obiettivi, salvare l'azienda dal dissesto finanziario, perché i conti sono in una situazione di assoluto pericolo, salvare i posti di lavoro e salvare il servizio di trasporto pubblico per i cittadini. Il Comune è impegnato in uno sforzo fortissimo per sostenere l'azienda, lo sforzo non è sufficiente se non c'è anche un riequilibrio di conti».
Dal canto suo Amt ribadisce con fermezza di aver «sempre assicurato e continuare ad assicurare le necessarie condizioni di sicurezza dei propri mezzi». L'azienda conferma inoltre «il carattere pretestuoso della protesta»: i motivi dei ritardi in uscita «sono in massima parte riferibili alla mancanza, talvolta parziale, di martelletti per sfondamento cristalli, o per il non funzionamento di sbrinatori, mentre non si registrano fermi per ragioni riguardanti organi fondamentali di sicurezza quali impianto frenante, sterzo e altri». Si fa sentire, infine, anche l'assessore ai Trasporti della Regione, Enrico Vesco, con un invito «super partes» che pare mutuato direttamente dalla congregazione dei Cardinali prima del Conclave: «Credo che in questo momento sia importante ascoltare le giuste richieste dei cittadini e dei lavoratori e sia necessario sederci attorno a un tavolo con spirito costruttivo e collaborativo» dichiara Vesco (non Sua Eminenza Angelo Bagnasco...). Quindi l'assessore comunista italiano si sbilancia sfiorando l'ardimento - «Dobbiamo recuperare l'immobilismo che negli ultimi anni ha limitato il dibattito al solo biglietto integrato» - e convoca per martedì prossimo una riunione in Regione con Comune e Provincia, Trenitalia, Amt e Atp per discutere dell'integrazione dei servizi di trasporto pubblico locale. E sì, ci voleva proprio un altro tavolo. Peccato che manchino le buone idee per apparecchiarlo.

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