L'esperto: «La torre piloti costruita in zona a rischio»

Quello che ha sempre sostenuto dal primo giorno la ricostruzione fatta dal Giornale a proposito della tragedia in porto, trova ora conferme in esperti della materia. Il comandante Alberto Foderaro, una vita in mare e poi anche dietro una scrivania come sindacalista autonomo della Lascamm, conferma che «se la Torre Piloti non fosse stata costruita lì, i morti ora non si piangerebbero». Non solo, esattamente come sostenuto nei servizi del Giornale, occorre porsi delle domande concrete sulla realizzazione della Torre e sulle sue fondamenta.
Il comandante parte da ciò che si può facilmente vedere ancora oggi. «Se si guarda la poppa della “Jolly Nero”, si vede in bella evidenza una leggera strisciatura di pochi metri: segno che l'impatto con la torre è stato abbastanza superficiale, direi quasi assolutamente «tangenziale» in una situazione di moto traslatorio curvo della superficie piatta angolata della poppa sul lato sinistro con quella curva della torre: un contatto quasi impercettibile, naturalmente in rapporto alla dimensione dei soggetti coinvolti: nave e torre - interviene Alberto Foderaro -. Non quindi un “impatto” diretto ad “ariete”, ma quasi uno scivolamento superficiale che però ha fatto crollare tutta la torre e non solo un pezzo di muro. La domanda è: quella torre era lì solo appoggiata al molo o aveva anche buone fondamenta?».
Il vecchio lupo di mare non si stupisce per quanto accaduto. «Era un pericolo potenziale assolutamente prevedibile data la posizione del manufatto a picco sull'acqua di un bacino di manovra, di un “turning basin”, come si dice nei paesi anglosassoni, di ampiezza limitata dove manovrano tutti i giorni navi lunghe ed imponenti a volte alte sull'acqua come palazzi di 10 o 15 piani: è possibile che proprio quelli che ci lavoravano dentro, la Capitaneria e le Opere Marittime, non abbiano visto che la possibilità di una “poppata” o una “pruata”, durante una manovra di quelli che lì davanti già facevano le navi passeggeri da 50 e più anni, non fosse possibile ed anzi probabile?», si chiede Foderaro.
Ma pur partendo dall'errore di della costruzione della struttura, i dubbi vengono poi estesi anche alla manovra e chiamano in causa tutti, dal comandante della nave al pilota a bordo, dagli ufficiali ai rimorchiatori, fino anche alla scelta di far assistere la nave da due soli rimorchiatori, quando poi, per spostarla dal luogo dell'impatto ne sono stati impiegati quattro. E ancora: perché, alla disperata, non sono state gettate le ancore di prua per «frenare» la Jolly Rosso con il motore in avaria? Altro materiale per chi conduce l'inchiesta.

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