Il pellegrino contemporaneo che porta il mondo in spalla

Il pellegrino contemporaneo che porta il mondo in spalla

(...) fondazione italiana privata. Un'eccellenza genovese, forse l'ultima.
Ecco, c'è da augurarsi che, anche senza Corradi, la Fondazione sia come la Fondazione con Corradi. Cioè quella che, grazie anche al comitato scientifico, ha firmato stagioni straordinarie, svolgendo un compito di supplenza rispetto ad istituzioni sempre più assenti. Fino a dicembre, siamo tranquilli, visto che il programma è già operativo. Poi speriamo che si continui su questa strada. Perchè è un'ottima strada. Basti pensare, ad esempio, ai «Lunedì FEG» che, al netto delle domande di Giovanna Zucconi, hanno firmato alcune serate bellissime al Modena, su tutte quella con Alessandro Baricco. Lezione di vita, prima che di scrittura.
Insomma, non è scontato. Ma sarebbe incredibile se la Fondazione Garrone scendesse dalle vette nazionali a cui l'hanno portata in poco tempo Duccio e Paolo Corradi. Sarebbe come se un negozio dove vanno in tantissimi ad acquistare, cambiasse da un giorno all'altro categoria merceologica, rischiando di perdere l'avviamento e tutto il suo valore. Ma, certamente, Alessandro che ha raccolto la guida da papà, ed è uomo appassionato sia di economia che di cultura, tutto questo lo sa e non mollerà un centimetro. Se uno ha il miglior distributore di benzina della città, dove tutti fanno la coda per fare il pieno, mette un'insegna ancor più bella. Non lo nasconde con finti cartelli per sviare gli automobilisti. Fine della parentesi e delle metafore.
In questo quadro, lunedì scorso, è iniziato un nuovo ciclo, nato da un'idea di Stefano Termanini e realizzato dalla Fondazione Edoardo Garrone in collaborazione con la Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale guidata da Luca Borzani. Questa rassegna, arrivata alla seconda edizione e titolata «Viaggiar per storie. Per sfida, conoscenza e per ardore» e inziata la scorsa settimana, è dedicata ai diversi modi del viaggio e del viaggiare ed è partita dai viaggi con la macchina fotografica in mano di Gianni Berengo Gardin.
Domani sera, alle 21, a Palazzo Ducale, nel Salone del Maggior Consiglio, sempre a ingresso libero, toccherà al narratore che fra tutti mi sento di consigliarvi. Un grande affabulatore come Sergio Valzania, ex direttore di Radiodue e Radiotre, che da anni sta viaggiano per il mondo, dalla via di Olaf alla via Francigena e che è riuscito a portare con sè persone diversissime da lui, come - fra gli altri - Fausto Bertinotti, dai monaci sul monte Athos, e un ateo convinto come Piergiorgio Odifreddi che ha accompagnato Valzania a Santiago di Compostela. E da quel viaggio è uscito un bellissimo libro a quattro mani come La via lattea, dove fede e anti-fede si toccano fin quasi a convincersi. E il convinto, ovviamente, è Odifreddi. Valzania lo era fin dall'inizio. In una tensione all'infinito, al trascendente e all'assoluto che traspare da testi e voci. Anche se Odifreddi, e forse anche Bertinotti, lo negheranno.
Domani sera, quindi, alle 21, Valzania racconterà il viaggio del pellegrino contemporaneo, riassunto in un titolo evocativo: «Il mondo sulle spalle». Sergio, con il suo accento toscano e il suo eloquio dolcissimo, capace di illuminarsi per il racconto dell'elezione di Papa Francesco, le battaglie di Napoleone o delle carte di Magic per giochi di ruolo, racconterà proprio Compostela. E spiega: «La prima volta che ho affrontato il cammino di Santiago, nel 2004, immaginavo di vivere un'avventura destinata a riportarmi indietro nel tempo, ad avvicinarmi a un pensiero e a una pratica medievali. Così è stato, ma solo in piccola parte. Come ho avuto modo di apprezzare meglio in seguito, camminando e guardandomi attorno, oggi la pratica del viaggiare a piedi, del coprire centinaia di chilometri nel modo più lento e più semplice, rappresenta una delle frontiere della modernità. Lo aveva capito per primo Elias Valitia, il parroco di O' Cebreiro che negli anni Sessanta ha fatto rinascere l'esperienza ormai desueta del pellegrinaggio a piedi a Santiago».
E invece. «Quella che lui ha costruito - spiega Valzania - è una cattedrale mediatica, fatta non di pietra, ma dell'andare comune di centinaia di migliaia di persone. Il pellegrinaggio esiste perchè ci sono i pellegrini che quotidianamente lo fanno vivere: una sorta di seminario permanente che riflette sulla fede e nello stesso tempo sui valori dell'uomo moderno, sulle sue abitudini di vita, sui bisogni reali e sulle modalità con le quali tenta di soddisfarli». Tanto da far diventare i cammini un vero fenomeno di costume, oltre che di fede ovviamente: «Con gli anni i cammini si sono moltiplicati ed è nato un popolo di camminatori, caratteristico dell'Europa, che viaggiando a piedi sperimenta un modello di vita nuovo, assaggia una possibilità, si interroga sul futuro di un continente».
Così scrive Valzania. Ma per farsi raccontare tutti i cammini in giro per l'Europa, metro per metro, l'appuntamento è al Ducale domani sera alle 21. Da non perdere, fidatevi.

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