Rumore e polveri Albaro nel caos per il park sotterraneo

Riorganizzazione del disciolto comitato di Via Monte Zovetto. È questo il primo passo verso una nuova protesta comune contro i lavori che, ormai da tempo, stanno creando «danni alle attività, alle case ed esalazioni di polveri dannose per la salute», dicono i promotori. Al centro delle polemiche è stato messo, soprattutto, il lungo serpente di griglie che avvolge tutti i palazzi della via, costruito recentemente per portare avanti i lavori sulle parti laterali dell'arteria albarina. Una muraglia senza varchi che penalizzerebbe le attività e renderebbe difficile la vita agli abitanti.
«Quando venne approvato definitivamente il progetto di costruzione dei box sotterranei abbandonammo la battaglia - ha spiegato Paola Ceriana, abitante della via - le proteste non cambiarono la realtà delle cose e quindi accettammo il verdetto. Per il primo anno i lavori sono stati tollerabili. Ma adesso la situazione è diventata insostenibile, per questo abbiamo deciso di riorganizzarci e far sentire la nostra voce. È in corso la formazione di un nuovo gruppo di persone che intende attivarsi, rivolgendosi ad avvocati, per ottenere maggiore tutela».
In questi giorni per le strade di Albaro sta girando un volantino di «reclutamento» in cui sono spiegati i principali disagi denunciati dai cittadini: mancanza di varchi o aperture nelle griglie verticali, rumori intollerabili, esalazione di polveri, danni alle abitazioni e perdita di clienti per le attività.
«La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il mancato preavviso sullo stop all'erogazione dell'acqua. Né Iren, né il committente dei lavori Carena spa ci hanno avvisato - ha ricordato Cinzia Bernardelli, titolare di un negozio di tappezzerie - qualche giorno fa la scuola Barrili, che ospita centinaia di bambini, le attività e tutti gli abitanti della via (più di 500) si sono ritrovati senza acqua, senza alcun preavviso. Su questa faccenda è già stato incaricato un avvocato per fare chiarezza. La mia attività è stata pesantemente colpita da questi lavori: a causa delle griglie che circondano tutto il marciapiede mi è difficile scaricare i materiali, le tappezzerie si sporcano per le polveri ed è impossibile parcheggiare. Ergo, perdita di clienti». Le possibili conseguenze sono facilmente deducibili: «Ho pensato più di una volta di chiudere - ha concluso Bernardelli -, ma questa attività vive da più di cinquant'anni, sarebbe un colpo al cuore abbassare la saracinesca. Non so per quanto ancora potrò resistere».
A denunciare situazioni penalizzanti anche Manuela Cordone di Emolab: «Sembra di essere intrappolati fra le griglie, di trovarsi in gabbia. È impossibile per un'ambulanza o un taxi fermarsi perché non esistono varchi, inoltre stiamo controllando in modo approfondito se le apparecchiature di radiologia che utilizziamo abbiano subito danni a causa delle recenti nubi di polvere che stanno avvolgendo la via». Insopportabile anche il rumore, nonostante gli addetti ai lavori dicano che i suoni rientrano nei limiti di tollerabilità. «Ho uno studio di pedagogia - ha sottolineato Andrea Maggiolo - lavoro con bambini, talvolta difficili. Mi dice lei come è possibile lavorare in un clima sereno, fondamentale per la professione, con una trivella gigante che scava di continuo a pochi metri da dove opero? Senza contare le crepe nelle abitazioni». «Ho paura che il peggio debba ancora venire - ha paventato il parrucchiere Roberto Barbieri - nessuno sa dirci per quanto dureranno ancora queste operazioni».

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