Sogno un sindaco controcorrente, un po’ Zeman e un po’ Tiziano

Sogno un sindaco controcorrente, un po’ Zeman e un po’ Tiziano

(...) e persino rispetto al suo passato recente, quotidianamente massacrato da cattive amministrazioni e da persone interessate solo a preservare se stessi o i loro piccoli orticelli. Musso - nonostante tutto, persino nonostante tutto ciò che ho scritto io, attaccandolo per il cambio di casacca in Parlamento, nonostante fosse un senatore nominato e non eletto, e di cui non rinnego nemmeno una virgola - può davvero essere uno spettacolo di sindaco. Soprattutto, l’unico in grado di assicurare un futuro a una città da troppo tempo ripiegata su se stessa. Da troppo tempo in mano ai soliti noti che cercano di mascherare la continuità dietro le parole come «discontinuità», «la nuova stagione», varie ed eventuali.
Mica finita la giornata. Dopo aver votato per il ballottaggio (e ribadisco che chi si astiene si arrende anzitempo, senza combattere e perde ogni diritto a mugugnare poi, visto che gli astenuti senza combattere sono nella stragrande maggioranza dei casi moderati, mentre molti di quelli di sinistra vanno comunque di corsa a votare), ci sono altri due appuntamenti capaci di spettacolo.
Nonostante il dolore straziante che ci portiamo dentro da ieri. Ma dobbiamo provare a reagire e a sopravvivere, se non proprio a vivere. Il primo degli appuntamenti è a Marassi, allo stadio Luigi Ferraris, alle 18, dove si gioca Sampdoria-Pescara. Sì, certo, è la partita nella quale i blucerchiati possono conquistare matematicamente i play-off. Ed è anche la partita nella quale gli abruzzesi potrebbero tornare in serie A dopo una vita.
Ma non è l’aspetto sportivo quello che ci interessa qui. Il punto centrale è l’approccio psicologico della squadra di Zeman. Preso per matto o, nel migliore dei casi, con diffidenza dalla maggior parte dei tifosi, con la stragrande maggioranza degli osservatori a dire che «tanto il Pescara scoppia»...E invece, il Pescara è lì, ha segnato più di tutti e ha dato lezione di gioco e di mentalità a tutta la serie B. Ecco, il punto è proprio lì. Nell’incapacità di Genova di capire Zeman e «gli Zeman», quelli che volano alto, quelli capaci di fare sognare, quelli che non si accontentano del tran tran quotidiano, anche rischiando del proprio. Pensate che, anche in questi giorni, quando si vocifera della possibilità del Genoa di ingaggiare il tecnico boemo per la prossima stagione, la risposta standard di molti tifosi genoani è «maniman, e se poi prendiamo troppi gol?». Come se con la mediocrità dei Malesani, dei Marino e dei De Canio non si fossero prese ugualmente raffiche di gol.
L’ultimo appuntamento, poi, è alle 21 al 105 Stadium, il palasport della Fiumara, a Sampierdarena. Canta Tiziano Ferro, in un concerto organizzato da Vincenzo Spera, uno dei pochi uomini di cultura che ha qualcosa da dire e da dare a una città dove molti sedicenti uomini di cultura pensano solo a prendere. Il concerto ha tanti aspetti positivi, a partire dalla sponsorizzazione dell’Enel che pianterà cinquemila nuovi alberi in Senegal per compensare le emissioni di anidride carbonica prodotte dal tour.
E poi Tiziano è uno che ha saputo nascere e crescere da solo, quando nessuno credeva in lui, capace di fare vera musica e di scrivere divinamente anche contro la critica a testate quasi unificate, maestro vero in mezzo a tanti venerati maestri che in realtà non lo sono. E capace anche di affrontare le sue debolezze, le sue insicurezze e anche il suo coming out. Uno sensibile. Uno bravo. E uno coraggioso.
Ecco, se il sindaco fosse una via di mezzo fra Zeman e Tiziano, Genova avrebbe già vinto.

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