La storia della Nord e quel lato del calcio impegnato nel sociale

Il giorno di San Valentino non è stato scelto a caso. Come il titolo della brochure - «Storie d'amore» - nella quale sono raccolte, in ordine cronologico, tutte le iniziative di beneficenza promosse dalla tifoseria organizzata del Genoa negli ultimi 20 anni. Dall'acquisto dei macchinari per l'ospedale Gaslini alle raccolte di beni di prima necessità per le popolazioni della Bosnia e dell'ex Jugoslavia; dalla raccolta di giochi e farmaci per gli orfanotrofi di Bucarest alle iniziative a favore di «Music for peace». Comprese quelle che sono state presentate ieri allo stadio Luigi Ferraris, in gradinata Nord, dagli stessi tifosi. Che hanno consegnato un assegno di 10mila euro al figlio di Sandro Usai, il volontario della Protezione civile di Monterosso travolto da un'onda d'acqua e detriti, mentre cercava di salvare alcune persone dall'alluvione nell'ottobre 2011; un assegno di 24mila euro all'Anpas (comitato regionale Liguria) per l'acquisto di un Fuoristrada - automedica che verrà utilizzato per situazioni simili a quelle registrate nelle ultime alluvioni in Liguria; un assegno di mille euro al Civ di via Fereggiano a cui ne seguirà un altro di 3mila per un progetto sociale che a breve sarà presentato dal Civ stesso.
L'ultimo assegno - di 43mila euro - è stato consegnato alla famiglia del piccolo Matteo, che ha dovuto subire un trapianto al polmone destro in una clinica privata svizzera. Come ha spiegato Roberto Scotto - leader della tifoseria organizzata rossoblù - «la giornata di oggi viene da lontano, da quando abbiamo visto alcuni di noi andare agli arresti domiciliari per gli episodi di Genoa-Siena. Ci siamo mossi per dimostrare che siamo parte integrante del tessuto sociale della nostra città. Noi non siamo i delinquenti di Genoa-Siena, ma quelli che da più di vent'anni promuovono iniziative a favore degli altri». I tifosi balzati agli onori della cronaca per aver costretto i giocatori a togliersi le maglie durante Genoa-Siena sono gli stessi che si sono mobilitati per raccogliere fondi a favore delle popolazioni colpite dall'alluvione o che si sono resi protagonisti di molte altre iniziative di beneficenza. «Il motivo del successo di tutte queste iniziative è duplice: il cuore della gente e la fiducia nella tifoseria organizzata. Alla raccolta dei fondi per Matteo hanno partecipato anche ultrà di altre squadre, come Ancona e Juventus», spiega Leo Berogno, presidente dell'Acg (Associazione club genoani).
Per 12 tifosi rossoblù tra pochi giorni scatterà l'ora del processo. «Il nostro timore è che venga data un'immagine diversa e falsata che possa offuscare l'immagine vera di questi ragazzi - sottolinea l'avvocato Stefano Sambugaro che assiste i tifosi insieme all'avvocato Davide Paltrinieri-. Il nostro obiettivo è far capire che il popolo rossoblù ha sì degli eccessi, ma è anche capace di promuovere tutte le iniziative spiegate nella brochure».
Il 20 e il 26 febbraio prenderà il via il processo a carico di 12 tifosi, due dei quali sono ancora agli arresti domiciliari. I reati contestati sono quelli di resistenza aggravata (punita dai 3 ai 10 anni), scavalcamento (da 1 a 4 anni) e violenza privata. «Sono reati da dimostrare e chiederemo l'assoluzione per i nostri assistiti. In questo processo chiameremo a testimoniare i giocatori del Genoa, il presidente Enrico Preziosi, l'ex direttore sportivo del Genoa Stefano Capozucca, i poliziotti, gli steward e i 200 tifosi colpiti da Daspo», ha aggiunto l'avvocato Stefano Sambugaro.

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