Germania, chi è disoccupato guadagna più di chi lavora

In Germania la polemica sull’eccessiva generosità dei sussidi di disoccupazione è vecchia come la socialdemocrazia, notoriamente decrepita. Ma negli ultimi tempi si sta davvero esagerando e si fa anche un po’ fatica a capirci qualcosa. L’esagerazione sta nel fatto che, con gli imminenti aumenti dell’assegno che il governo si appresta a varare, di fatto converrà starsene a casa a giocare a Monopoli piuttosto che cercarsi un lavoro; la confusione deriva da un aspetto politico: al governo a Berlino non c’è la vecchia sinistra assistenzialista, ma un solido governo di centro-destra la cui “seconda gamba” è un partito liberale di nome e di fatto. E qui qualcosa sfugge.
Vediamo i fatti. A voler essere precisi sono in dirittura d’arrivo non uno ma due aumenti: quello del sussidio mensile di disoccupazione (attualmente fermo a 359 euro a persona) e quello degli assegni familiari per i figli di chi non lavora. In Germania i disoccupati e gli indigenti (un esercito di sei milioni e mezzo di persone) sono oggetto delle cure dello Stato attraverso una legge denominata «Hartz IV». Ed è per questo che coloro che campano con i sussidi pubblici vengono chiamati popolarmente Hartzer. Non molto tempo fa aveva fatto rumore la denuncia di Heinz Buschkowsky, sindaco (socialdemocratico) di Neukölln, quartiere periferico e multietnico di Berlino, secondo cui l’obiettivo di molti figli di immigrati è di fare gli Hartzer a vita. Buschkowsky aveva rincarato la dose, prendendo posizione contro gli aumenti degli assegni familiari per i figli dei disoccupati in quanto a suo dire sarebbero stati usati dai genitori per sbronzarsi a spese dello Stato.
Il sindaco trova di fatto d’accordo con un suo autorevole avversario politico, il governatore cristiano-democratico del Land dell’Assia Roland Koch che sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung ha riaperto ieri una polemica con la Cancelliera Angela Merkel (sua compagna di partito) accusando i disoccupati di approfittarsi di quella «perversione dello Stato sociale» che sono i generosi assegni di disoccupazione. Da ultimo è intervenuto Dieter Hundt, presidente dei datori di lavoro tedeschi, che ha esemplificato il punto del contendere: «Se il sostegno materiale garantito è troppo elevato - ha sostenuto - lavorare legalmente non è più una cosa attraente. E ciò non può essere tollerato».
Il popolare quotidiano Bild Zeitung ha fatto un po’ di conti. Oggi lo Stato non si limita a pagare agli Hartzer il già citato assegno, ma si fa carico per loro dell’affitto, del riscaldamento e delle spese di condominio. Si aggiunga che i 359 euro mensili sono pagati per persona, figli compresi. Ecco dunque che una coppia che non lavora con un figlio riceve ogni mese dai contribuenti, compresi gli assegni familiari, 1351 euro; e chi di figli ne ha due arriva a 1653, che non è male considerando che alle spese fisse per la casa ci pensa sempre lo Stato.
La Bild fa alcune impietose comparazioni da cui si desume che darsi alle bocce invece che cercarsi un lavoro conviene alla grande. Eccone un paio. Un onesto commesso con moglie e due figli a carico guadagna 1721 euro netti al mese, mentre se non lavorasse ne riceverebbe dallo Stato 1630 (ma non dovrebbe pagarsi l’affitto eccetera); un cameriere con moglie e tre figli viene pagato a fine mese con 1745 euro netti, mentre una coppia di disoccupati con identica prole intasca sussidi per complessivi 1979 euro, sempre lasciando a chi paga le tasse il dispendioso onere del loro affitto e compagnia bella.
Questi dati non implicano automaticamente che la massa dei disoccupati tedeschi sia costituita da biechi profittatori. Trovare lavoro di questi tempi non è facile, specialmente a una certa età. Ma come ha sostenuto Koch, non è accettabile che sia lo Stato a porre le condizioni per cui oziare sia più conveniente che rimboccarsi le maniche.
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