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Helen of Nairobi

Al cinema a volte non basta sospendere l'incredulità. Ma anche la ragione e la logica

Helen of Nairobi
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Iliade e Odissea le abbiamo lette al liceo. Christopher Nolan è un regista che amiamo. E non siamo prevenuti di fronte alle riletture hollywoodiane del mito. Infatti aspettiamo con curiosità il film Odyssey, qualcosa di terribile secondo tutte le persone che non lo hanno visto. E siamo sicuri che ci piacerà.

Ci ha stupito invece ascoltare, in occasione della preview americana, un'intervista a Lupita Nyong'o, l'attrice di origini keniote, nera e rapata a zero, che interpreta Elena di Troia, «dalle bianche braccia» e «dai lunghi capelli color dell'oro». Al cinema a volte non basta sospendere l'incredulità. Ma anche la ragione e la logica.

Comunque. Detto che noi avremmo dato la parte a Sydney Sweeney, alla domanda «Cosa diresti a Omero se fosse qui con te?», Lupita ha risposto: «Ehi, perché hai dedicato poco spazio alle donne sullo schermo?». Ha detto proprio così: «screen time».

Omero insomma dovrebbe giustificarsi perché ha scritto un'opera in cui la trama è vigilata dalla dea Atena, al centro c'è una guerra scoppiata per una donna, il tempo è scandito da Penelope, i personaggi più straordinari sono Calipso, Circe, Nausicaa... e c'è persino una certa philia tra Patroclo e Achille. Cosa vuoi di più? Uno Zeus trans?

Mah. L'impressione è che il culto woke non sia di per sé sbagliato. Ma stupido.

E per il resto, è certo che gli uomini (e un po' anche le donne) parleranno ancora di Omero molto tempo dopo che avranno dimenticato Lupita.

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