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Ricchi e poveri

I miliardari, produttori di ricchezza, se ne andranno in Florida; mentre gli immigrati, i consumatori di ricchezza, resteranno

Ricchi e poveri
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Noi amiamo l'America (non è vero...), amiamo New York e figurati se non amiamo Zohran Mamdani, sindaco della città più ingovernabile del mondo. L'altro giorno, festa del Tax Day, data in cui le dichiarazioni dei redditi devono essere presentate al governo federale, Mamdani ha postato tutto eccitato un video che sembrava un film di Batman - in cui lui però era Jocker - per raccontarci quanto fosse felice di tassare le case dei ricchi della città. "Buon Tax Day a tutti", ha augurato. Meno che a lui, la cui fortuna di famiglia è investita in India.

Del resto, insegna la Storia, quando distruggi una cosa - un Paese o una città - sarà più facile prendertela.

Non c'entra niente. Ma di recente abbiamo letto che, secondo un prestigioso istituto di Statistica, diventi di sinistra sul luogo di lavoro, anarcocapitalista quando devi pagare le tasse e di destra sui mezzi pubblici. E peraltro Mamdani si è dovuto rimangiare la promessa fatta in campagna elettorale di rendere gratuiti tutti gli autobus di New York. In politica il fine non sempre giustifica i mezzi (scusate il calembour).

E insomma resta il fatto che i ricchi newyorchesi stanno già pagando enormi tasse sulle loro case. E con la luxury tax ne pagheranno un'altra. Si chiama "doppia tassazione".

Ma anche "furto". O "comunismo".

E così i miliardari, produttori di ricchezza, se ne andranno in Florida; mentre gli immigrati, i consumatori di ricchezza, resteranno. E i poveri - ironia della finanza - pagheranno le tasse.

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