«Gianfranco isolato? No, vuole solo far discutere il Pdl»

Ma che senso avrebbe perdere i voti di centrodestra?

«Gianfranco isolato? No, vuole solo far discutere il Pdl»

Roma«Gianfranco Fini isolato? In politica non esiste questo termine. Se poi si vuol dire che, con le sue posizioni su testamento biologico e immigrazione, porta avanti argomenti che non hanno mai fatto parte della cultura della destra, né ai tempi dell’Msi, né in Alleanza nazionale, be’, questo è vero». Altero Matteoli non si sbilancia. E ricorda, non a caso, che anche lui, in passato, si trovò la porta «completamente chiusa», in An, quando chiese libertà di coscienza sull’indulto. «Presi atto che la mia era una posizione minoritaria. Adesso la stessa cosa vale per Fini».
Ministro, ma il presidente della Camera ne è cosciente?
«Certo che lo è. Ma non mi pare si ponga il problema di avere o no la maggioranza sulle questioni che pone sul tappeto. Tant’è vero che, pur avendone tutto il diritto, non ci ha mai anticipato le sue decisioni. E anche noi, i colonnelli d’un tempo, abbiamo letto sui giornali, come tutti, i suoi interventi».
Eppure, Fini è stato l’ispiratore della proposta di legge sulla cittadinanza, da dimezzare a 5 anni, promossa da Fabio Granata.
«Premessa: non bisogna essere più realisti del re. E a tal proposito, contesto la lettera in suo sostegno promossa a Montecitorio, di cui non aveva assolutamente bisogno - data la sua incontestata autorevolezza - e che rischiava semmai di danneggiarlo. Sulla specifica proposta di legge, invece, non credo ci sia dietro la sua impronta, diciamo il suo zampino».
Ne è davvero convinto?
«Non dico che Granata non si sia ispirato alle posizioni di Fini, ma si tratta di una proposta debole. Guardi, secondo me, Gianfranco non ha neppure letto quel testo».
Cosa non le quadra?
«È troppo povera, da un punto di vista giuridico. Poi, per quanto mi riguarda, sono contrarissimo alla cittadinanza automatica dopo 5 anni, a prescindere. Valutiamo invece nel merito, per capire se dopo un periodo di anni ben preciso l’immigrato conosca davvero le nostre leggi, paghi le tasse, si sia inserito nella nostra società. Detto questo, la Lega sbaglia di sicuro».
Perché?
«Non vi è alcun attentato alla democrazia. E se il Carroccio continuerà su questa strada, sa quanti adepti farà Fini, spingendo gli elettori a essere d’accordo con lui? E poi, dico ai miei colleghi, è riduttivo affermare che la questione non faccia parte del programma di governo. Vorrei invece una risposta “culturale” e il coraggio di poter dire che spetta al Parlamento discutere di provvedimenti».
Torniamo all’ex leader di An. Ci spiega, visto che lo conosce da decenni, qual è il suo vero obiettivo?
«Sollevare problemi concreti, far discutere il partito, anche in maniera provocatoria. Fini, libero ora dalla guida di un partito, mantiene il gusto della politica e ha anche l’obbligo di stimolare il dibattito interno».
Nessuna mira particolare?
«Senza ambizioni personali, ciascuno di noi sarebbe vicino all’auto pensionamento. Anche Fini ha diritto quindi ad averne e forse i suoi interventi saranno propedeutici a qualcosa in particolare. In ogni caso, lui sa che per raggiungere determinati obiettivi serve un grande consenso. E al momento, non registro mire particolari, se non l’obiettivo di animare la discussione interna al Pdl».
Da mesi, però, si dice che dietro le sue mosse si celi la successione al Cavaliere o la corsa al Quirinale.
«Se fosse davvero così, non mi pare abbia preso una scorciatoia».
Cosa intende dire?
«Si sarebbe messo contro la stragrande maggioranza del centrodestra per prendere qualche voto dal centrosinistra? Sarebbe una strada piuttosto tortuosa».
Si vedrà. Intanto, tra Fini e Berlusconi rimangono visioni differenti sulla struttura del Pdl.
«È evidente e si deve assolutamente trovare una sintesi. Inoltre il partito, invece di criticare le prese di posizioni della Lega, deve saper fare altrettanto, strutturandosi meglio in periferia. Con l’obiettivo di dettare pure la linea politica, oggi sempre più affidata ai giornali».
Come dire: c’è profonda crisi nel sistema dei partiti tradizionali.
«La crisi c’è: lo testimonia lo spazio occupato dalle fondazioni. Credo che la politica, nel centrosinistra, sia debolissima. Ma è debole pure nel centrodestra, dato che il Pdl non ha ancora iniziato a correre».